Alla Design Indaba Conference di Città del Capo, lo scorso Febbraio, si sono aperte le porte al futuro.
Il meglio della creatività globale concentrata nello stesso luogo, un festival che il prossimo anno festeggerà il ventennale dalla nascita e che si propone come spiraglio verso un futuro migliore attraverso la creatività; e con un ideale come “Design for change. Design for good. Design for a better world” non poteva essere altrimenti.

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Tra i moltissimi progetti in mostra la mia attenzione è stata catturata dall’avanguardia che dipinge di futuro l’intera esposizione, con alcune proposte a dir poco incredibili; una in particolare mi ha lasciato a bocca aperta e mi sono detto “ma come, un continente come l’Africa, che ha bisogno di diminuire il gap di benessere con i Paesi più sviluppati, si dedica al design ed alla cura di oggetti distanti migliaia di anni luce da ciò che è vitale, necessario alla sopravvivenza?”

Dopo essermi ricreduto con vergogna dei miei “pregiudizi”, ho toccato con mano la bellezza dell’idea che non esistono confini economici o territoriali alla genialità. E non c’è limite per disegnare il futuro.

BRCK

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BRCK, associabile subito alla parola inglese brick, mattone. Cos’è?

Un router portatile che pesa 500 grammi, che consente di avere un segnale costante per la connessione internet, capace di passare autonomamente da wifi a ethernet a banda larga mobile, dotato di un hard disk interno da 16 giga byte e di una propria batteria con 8 ore di autonomia per far fronte a cali di tensione, black out e connessioni intermittenti. Il tutto racchiuso all’interno di una robusta scatoletta di 13x7x5 cm: BRCK ha dimensioni simili a quelle di un portable speaker (o, se preferite, di un Mac Mini) ed è progettato per lavorare negli ambienti più estremi, dove polvere, schizzi d’acqua e cadute sono all’ordine del giorno.

Pensato per le regioni sub sahariane infatti, BRCK si presenta come la soluzione ideale per consentire alla popolazione, che sempre più quotidianamente necessita di internet per comunicare con il resto dell’Africa e del mondo, di mantenere in linea gli utenti anche quando il segnale è debole e la potenza è discontinua; con una batteria di backup che consente tutto ciò, è possibile avere più di 10 dispositivi connessi alla rete wireless al lavoro, anche nelle circostante più impensabili.

If it works in Africa, it’ll work anywhere – Juliana Rotich

Nel 2013 la campagna Kickstarter di BRCK ha riscosso un successo notevole ed il dispositivo è ora sotto i ferri dei programmatori per le ultime migliorie.

Juliana e Ushahidi

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Dietro a BRCK c’è Juliana Rotich, Executive Director e co-founder di Ushahidi (che significa “testimonianza” in lingua Swahili), una tech company non-profit che si dedica ormai dagli inizi del 2008 allo sviluppo di tecnologie open source e software gratuiti ed accessibili a tutti. Juliana è originaria proprio del Kenya e, dopo aver studiato, lavorato e vissuto per dieci anni negli USA, ha deciso di far ritorno nella sua Terra per sviluppare i progetti tech di Ushahidi; se il successo di BRCK avrà un risvolto positivo anche nelle vendite, potrà rappresentare un vero e proprio volano per i tanto agognati cambiamenti economici e politici del Kenya, come Juliana spera: ottenere un prodotto pensato, disegnato, progettato e costruito interamente in Africa, ed utilizzato in tutte le parti del mondo, è il suo sogno.

Con base in Kenya, a Nairobi, Ushahidi è nata dapprima come sito utile alla popolazione, in quanto segnalava gli scontri armati all’indomani del fallimento delle elezioni del 2008; una mappa delle violenze perseguite dalle forze armate nei confronti dei civili, basata sulle immagini inviate dai telefonini e dalle testimonianze dirette dei reporter in zona, aggiornata in tempo reale. In origine formata da un gruppo di volontari nella sola Africa, s’è sviluppata poi in una vera e propria organizzazione di esperti, dai diritti umani alla tecnologia, con un team mondiale di collaboratori tra Europa, Sud America e Stati Uniti.

Design Indaba

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Dietro le quinte dell’evento c’è una piattaforma multidisciplinare che fonda le radici in tutti i campi legati al design; dall’oggettistica ai mobili, dagli edifici ai grandi spazi aperti, tutto è qui rappresentato. Durante i tre giorni del festival si può assistere a workshop, progetti in atto, presentazione di pubblicazioni e tutta una serie di eventi collaterali, dal Music Circuit al Filmfest, dedicati manco a dirlo alla creatività.

E se è vero che è dalle situazioni di crisi che vengono concepite le idee migliori, a me non rimane che augurarci di scoprire presto nuove menti creative da poter mettere alla prova, magari (perché no) all’interno del nostro giovane e fresco team di tascmind!

In Africa creativity isn’t an option. You have to be creative to survive – Ije Nwokorie

Tutte le immagini appartengono a DesignIndaba e Ushahidi, che ringraziamo per la disponibilità.