Dio, nella sua infinita saggezza, ha stabilito per l’uomo un limite di distanza di corsa che si aggira sui 32 km, limite imposto dall’inadeguatezza delle scorte del carburante primario del maratoneta: i carboidrati. Noi, nella nostra umana saggezza, abbiamo stabilito che la distanza di una maratona deve superare i 42 km. È in quella “terra di nessuno” che inizia dopo il trentaduesimo km che risiede l’irresistibile fascino della maratona. Tim Noakes, The lore of running

La Gara

Domenica 27 Aprile, sveglia ore 7:00, dopo una colazione leggera l’emozione comincia già a farsi sentire. Non c’ è nulla in ballo, non voglio arrivare né primo né centesimo né millesimo, ma semplicemente arrivare in fondo.

Raggiunta la partenza in Plaza de Cibeles l’atmosfera che si respira è molto particolare, anche se sono quasi le 8 e mezza del mattino c’è già moltissima gente che non aspetta altro che partire: chi fa stretching, chi fa una corsetta di riscaldamento, chi si concentra con la musica nelle orecchie, chi fa foto. Migliaia di persone si dirigono verso la linea partenza, non si riesce quasi a camminare. Ormai ci siamo, non ci si può più tirare indietro. Alle 9 in punto la gara comincia e ci vogliono quasi 10 minuti prima di poter cominciare a correre data la quantità incredibile di gente.

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Il percorso della maratona di Madrid è senza dubbio difficile, molte salite e discese fastidiose che rendono difficoltoso mantenere un ritmo costante per tutta la gara. 

I primi 25 chilometri volano, incoraggiati da moltissima gente ai bordi delle strade, da persone che salutano dai balconi delle case, da bambini che ti battono il cinque e dalle rock band presenti all’incirca ogni 5 chilometri. La carica che ti danno queste persone è incredibile: vedere sconosciuti che ti applaudono e che ti incitano in quei momenti fa una piacere immenso. 

Ma è proprio in questi chilometri che comincia la vera sfida. All’ incirca al trentesimo chilometro le gambe iniziano ad essere pesanti e cominci a chiederti se forse sarebbe stato meglio iscriversi alla mezza maratona (21 chilometri sono certamente più facili di 42), ma questo dubbio dura poco, vieni subito supportato dai tuoi compagni, la bellezza della città fa la sua parte e allora continui, più determinato che mai ad arrivare in fondo. 

Gli ultimi 5 chilometri sono tutti questione di testa e come se non bastasse parte di essi sono anche in salita. Però ci siamo, quando mancano 2 chilometri la gente che tifa raddoppia, l’entrata nel Parque del Retiro è emozionante: moltissime persone che guardano, bandiere che sventolano, musica altissima, lo scatto finale è d’obbligo e finalmente si arriva al traguardo. 

Il senso di soddisfazione e orgoglio che si prova una volta finita la gara è enorme, alla fine è solo questo ciò che ti rimane, oltre ad una medaglia, ma fidatevi che è sufficiente. 

L’esperienza

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Correre una maratona è sicuramente per prima cosa una sfida contro se stessi. La sfida comincia dal momento dell’iscrizione. Quel momento in cui decidi di correre la distanza più lunga: non 10 km, non 21 km, ma 42,195 km, una maratona intera. 

Quello che però bisogna tenere presente è che correre una distanza del genere non è uno scherzo, bisogna avere un minimo di allenamento per evitare problemi muscolari frequentissimi. E’ anche vero però che, se si corre per divertirsi e non per fare il tempo della vita, la si può fare “tranquillamente”. 

Alla fine quello che conta per noi persone “normali” e non corridori professionisti è semplicemente arrivare in fondo con determinazione. Correre senza l’assillo del tempo è fondamentale sia dal punto di vista mentale sia da quello fisico. E’ molto facile vedere lungo il percorso persone che camminano o che si fermano perché si sono sopravvalutate. Se non sei un professionista, quando decidi di partecipare a queste manifestazioni devi comunque prenderle sul serio, ma anche correre con il sorriso e per divertirti.

La maratona di Madrid ha anche del valore aggiunto: è una Rock ’n’ Roll Marathon, un tipo particolare di maratona caratterizzata dalla presenza di gruppi rock che suonano lungo il percorso. In Europa c’è solo, oltre che a Madrid, a Lisbona e a Liverpool, mentre negli Stati Uniti ce ne sono moltissime altre.

Questa è stata la mia prima maratona e quindi non ho termini di paragone, ma posso assicurare che la musica e la città hanno aiutato molto.

Quindi se devi correre la tua prima maratona: scegline una abbastanza famosa a cui partecipano almeno 10 mila persone, corri con un amico o più, il supporto reciproco è fondamentale, corri felice con determinazione senza pensare al tempo e fai tesoro dell’esperienza.

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