Alfred Otto Wolfang Schulze (Berlino, 1913 – Parigi, 1951), in arte “Wols“, è uno dei primi pittori dell’informale europeo (Tachisme), antecedente al più noto Pollock, ma con tratti e caratteri molto simili.

L’artista anticipa la gestualità di Pollock, non di certo la tecnica. Ciò che vi fornirò è la mia interpretazione del suo “astrattismo”, soppesata tra diversi libri ed articoli.

Inizialmente l’artista svolge l’attività di fotografo e pittore surrealista, allineandosi ad alcune mode creative del suo tempo. Il vero piglio artistico originale e rivoluzionario arriverà solo negli ultimi anni, dopo aver vissuto le atrocità della guerra e della dipendenza dall’alcool.
In questo archivio trovate alcune sue foto di una mostra tenutasi a Berlino nel 2002.

Il quadro ”Phallicités“, l’immagine in copertina, proviene dal suo periodo surrealista, meno interessante e meno incisivo della sua successiva produzione artistica.

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Komposition, stampa vintage, colorata a mano, 15,8 cm x 24 cm

Per capire la poetica di questo artista dobbiamo analizzare alcuni eventi chiave della sua vita: evitò la leva militare tedesca, diventando un immigrato irregolare a Parigi. Fu obbligato a stare in un campo di internati tedeschi fino al dicembre del 1941, subì numerose violenze fisiche e psicologiche che lo segnarono per sempre.
Appena tornò libero iniziò esclusivamente a dipingere ed esprimersi tramite il tratto caratteristico: violento-angosciante e triste.

Il segno è molto forte, descrive un animo disturbato ed esperienze turbanti. Difficilmente si arriva a qualcosa di figurativo, il dolore ed il disturbo personale per Wols erano sinonimo di  confusione, segni filiformi e colori disturbati. La tela è la trasduzione del dolore mentale in forme, segni e gesti.
Sebbene niente sia figurativo, tutto ha un senso: il concetto è espresso dal disturbo mentale dell’artista con il colore, in maniera quasi “violenta”.

The Fire - battuto all'asta per 1.497.250 Sterline

The Fire – battuto all’asta per 1.497.250 Sterline

Grazie all’artista la rabbia, il disagio e l’ira hanno finalmente forma.
“The Fire” ne è l’esempio. Il fuoco, sinonimo di energia, è scagliato e creato sulla tela grazie a forti gesti, forse eseguiti in più sessioni. I colori sembrano muoversi e fissando le varie forme possiamo quasi arrivare a capire lo stato d’animo dell’artista. La firma dell’artista serve, oltre all’attribuzione artistica, come richiamo alla realtà dopo una successione di astrazioni concettuali forti e decise.

Analizzando l’intera produzione artistica, possiamo affermare che il primo periodo è interessato da un immaginazione della realtà, trasformata in paesaggi e visioni surrealiste.
L’ultimo Wols è quello che ha affrontato la dura e cruda realtà della guerra, della sofferenza e veicola tutte le sue sofferenze sulla tela.
Da una visione onirica ad una visione sofferente della vita.

Out of his scratched and splashy paint an image of disturbing power will sometimes appear.

The Burlington Magazine, Vol. 100, No. 669 (Dec., 1958), pp. 436-437+439

Un’altro piccolo capolavoro: “Il Fantasma Blu”, dipinto nell’anno della morte, si avvicina alla figurazione, sempre rimanendo a metà strada con l’astrazione.
Abbiamo davanti una figura, sola, che sembra avere una testa, una specie di corpo, ed emerge, fluttua su un oceano blu infinito. Il colore è steso in modo violento, si possono vedere i segni ed i gesti che descrivono la figura, che sembra essere “in guerra” con il quadro stesso.

Il “fantasma blu” definisce la guerra interiore e l’esternazione sulla tela: si staglia in un oceano di tranquillità, come a voler dire “ti ricorderò le tue sofferenze e le tue pene, fino alla morte”.

Wols, Le fantôme bleu, 1951

Le fantôme bleu, 1951 73 cm x 92 cm

Se volete vedere Wols posso consigliarvi un museo di Berlino, la Neue Nationalgalerie. Purtroppo in Italia non credo ci siano musei che lo espongano. Qualsiasi segnalazione è ben gradita.

Morirà ufficialmente per il cibo avvelenato a Parigi nel 1951, a soli 38 anni. Altri dicono che morì alcolizzato, come molti artisti.