Qualcuno ricorderà che scrissi un articolo sul perché i social network sono blu. Fu il mio primo articolo su Tasc, e da allora, quasi un anno fa, è passato tanto tempo e sono maturato sull’ambito del colore (e non solo). Così oggi posso darvi una risposta più approfondita sul perché non solo i social network sono blu, ma sul perché nel mondo e nella grafica ci sia così tanto blu.

Socialmente

La prima ragione, come dicevo nel precedente articolo, è sociale. Sociale nel senso che siamo stati educati a collegare i colori a determinati stati d’animo. Ma questa cosa va presa con le pinze, non è vero che il rosso è passione, almeno non a livello scientifico. Ma è vero che le rose, i vestiti, i rossetti, il sangue e chi più ne ha più ne metta ci hanno portato a correlare il rosso alla passione. Così il blu è sicurezza (vedi la polizia), è professionalità (vedi le camicie di uomini d’affari). Insomma, il blu ci trasmette, almeno in occidente, uno stato d’animo rassicurante, ma è un effetto placebo. Così come il verde non rilassa (e leggendo scoprirete perché) e il giallo non trasmette scientificamente la felicità.

Il blu, colore primario

Ora vi faccio una breve lezione di anatomia: l’occhio è composto, nella retina, da foto recettori divisi in coni (più presenti al centro della retina, detta fovea, ed adibiti alla luce diurna e ai colori) e da bastoncelli (concentrati perifericamente alla retina ed adibiti a scarsa luminosità e scala di grigio). Questi fotorecettori leggono le lunghezze d’onda del blu, del rosso e del verde. Una volta colpiti dalla luce, che è energia e colpendo i fotorecettori rilascia uno stimolo, essa viene convertita ed inviata al cervello, qui il segnale viene diviso e “letto” da cellule a segnali opponenti, queste cellule analizzano il segnale per coppie di colori opponenti: bianco e neroblu e giallo e verde e rosso.
Una singola cellula nervosa quindi si eccita e si inibisce se il segnale ricevuto dalla retina è “blu” o “rosso”. Questo comporta che quando si vede una scritta rossa su sfondo verde o una gialla su sfondo blu l’occhio non riesce a definire bene i contorni e si crea uno sfarfallio, inoltre non esiste un verde-rossastro o un giallo-bluastro. Questo perché quell’immagine è analizzata dallo stesso tipo di cellule, e i colori tendono a cancellarsi reciprocamente.

Quindi? Quindi succede che se le grafica di Facebook fosse verde non potremmo mai scriverci in rosso, e viceversa. Quindi si è optato per il blu. Così come blu è la selezione dei file sul computer, la selezione di testi, gli hyperlnk e svariate altre cose. Questo perché così si può selezionare con il blu qualcosa di verde e rosso senza perderne la leggibilità. Certo, non possiamo selezionare cose gialle, ma il giallo è usato pochissimo in grafica visto che già di per se è un colore difficilmente leggibile essendo molto luminoso.

Ora, qualcuno saprà che rosso su sfondo blu si legge male, così come rosso su sfondo verde. Ma c’è una differenza: l’immagine qui sotto presenta le due varianti (testo rosso su sfondo blu e testo rosso su sfondo verde) in scala RGB e poi convertite in scala di grigio. Come si vede la variante rosso su sfondo verde svanisce in quanto i due colori hanno la stessa luminosità (equiluminosi). Così si ha la differenza: nel primo esempio la scritta risalta fastidiosamente, e nel secondo viene assorbita.

Pic - B&N

Curiosità: sapete perché gli ospedali sono verdi?
No, non è perché il verde rilassa, ma perché il verde è il colore complementare del rosso. Semplice, quando si fissa un colore per un po’ la retina percepisce anche il suo complementare e durante un’operazione il chirurgo è costretto a guardare il rosso del sangue, ma non appena distoglie lo sguardo la sua retina gli fa vedere ombre e aloni verdi. Avendo camici, lenzuola e pareti verdi il processo viene annullato e il chirurgo resta concentrato.

P.S. L’immagine qui rappresentata potrebbe variare da monitor e monitor, e non rispecchiare il test (per confermare quanto sia difficile parlare di colore). Se potete, ricreate a casa l’esperimento su un supporto cartaceo.

I display

Un altro aspetto che giustifica così tanto blu nella grafica sono i monitor. I monitor funzionano per RGB (LED rossi, verdi e blu), questo comporta che i rossi, i verdi e i blu siano i colori meglio rappresentati (al contrario dei composti). Ora, qui nascono 2 punti.
Il primo si ricollega al paragrafo sopra citato. Essendo opponenti il rosso e il verde, resta solo il blu come colore “primario” dello aspetto RGB da poter usare più liberamente, e già di per se spiega questo fenomeno.
Ma un secondo aspetto, più tecnico, è che il blu resta blu su qualsiasi monitor. Sotto ci sono i tre quadrati RGB, se si cambia la luminosità e la saturazione restano uguali. Ovviamente Facebook non ha un blu 255, quindi varierà, ma resterà nel range dei blu.

Pic - RGB

Se invece si usano colori composti essi variano cambiando totalmente tonalità. Esempio, il giallo diventa arancione che diventa marrone.
Quindi, su qualsiasi monitor, rovinato o meno, vecchio o meno, luminoso o scuro, il blu di Facebook resterà quello, perché i diodi RGB restano di quei colori (conferme la avrete se vedere film su vecchie TV e la pelle delle persone cambia colore ma il cielo al massimo diventa un po’ più scuro).
È marketing, se un colore quello è quello deve rimanere su qualsiasi dispositivo, a qualsiasi settaggio e in qualsiasi condizione si è..

Pic - Tinte

I daltonici

Infine, un aspetto a cui molti non pensano. Esistono tre livelli di daltonismo, il più diffuso è la mancata ricezione del verde (deuteranopia), poi si ha la mancata ricezione del rosso (protanopia), ed infine, come forma di daltonismo meno diffuso si ha la mancata ricezione del blu (tritanopia). Questo ci è confermato dal fatto che Mark Zuckerberg è daltonico, e credo che vedere la sua creazione grigia (se l’avesse fatta verde) non gli sarebbe piaciuta.

Conclusione

Quindi, con questo nuovo articolo approfondisco un tema che ha tantissime sfaccettature. Ovviamente va detto che molti aspetti sono intuitivi, ci fidiamo più di un link in blu che uno in rosso, così come il rosso, per via di maggiori recettori nell’occhio, risalta di più e sarebbe troppo invadente.

Ovviamente questo articolo non è scientifico al 100%, ma cerca di dare una spiegazione il più possibile valida. Magari tra un anno tornerò, aggiungendo qualcosa. Ma fino a quel momento vi consiglio di continuare ad essere curiosi in pieno stile Tasc e indagare da voi, perché tutto ha una spiegazione.
A tal proposito se volete approfondire questo argomento, il colore e la sua percezione, vi consiglio il libro “Guardare, pensare, progettare. Neuroscienze per il design” e tutti gli articoli già trattati in passato da tasc.it: