Guardare indietro.

È qualcosa che ormai non viene più associato ad un modo improduttivo di agire. Perchè guardiamo indietro?

  • per il valore nostalgico del passato, capace di lenire momentaneamente momenti difficili della quotidianità tramite la piacevolezza di un ricordo;
  • per confrontare il modo in cui sia noi sia altri abbiano agito in vista di decisioni più o meno imminenti;
  • spesso e purtroppo perché si sono fatte scelte azzardate che hanno inevitabilmente portato a conseguenze spiacevoli ed inaspettate;

Sta di fatto che il mondo antico ci ha sempre affascinato e per secoli ha ispirato la letteratura che ancora oggi studiamo sui libri di testo. Culturalmente parlando, l’influenza del passato sul presente è fortissima, tanto da determinare le scelte future. Ecco dunque che la civiltà in cui nasciamo è costantemente sospinta tra il ritorno ad un epoca fascinosa e ricca di misteri ed il progresso verso una realtà sempre più complessa e polimorfa.

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Andiamo avanti perchè possiamo guardare indietro

L’aspetto singolare ed interessante della cosa è che il modo di guardare indietro e di approcciarsi al passato può avvenire soltanto tramite un progresso. È quindi anche il caso di dire che, se non andassimo in avanti non avremmo gli strumenti per poter guardare indietro. 

E in fondo credo che questa sia la vera magia del 21esimo secolo, ovvero raggiungere quel punto in cui le due curve (i resti del passato e le fondamenta del futuro) si incontrano e poterne esplorare i confini dell’una e dell’altra tramite il reciproco utilizzo di entrambe.

Oggi quindi vorrei parlare di tre figure che hanno saputo cogliere quella magia e che in modi diversi incarnano la nostra attitudine di “guardare indietro”. Questo a conferma del fatto che non esiste mai un unico punto di vista e che nella cultura progettuale spesso è tanto più innovativo saper cogliere qualcosa di cui nessuno si è mai accorto piuttosto che sperare nell’invenzione del secolo.

Design primordiale significa progettare un prodotto che sia legato al tema del mitico e dell’ancestrale nell’estetica, nella simbologia o nelle atmosfere

 LA SIMBOLOGIA: SRULI RECHT

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Sruli Recht è probabilmente il progettista più interessante e particolare che mi sia mai capitato di incontrare. È designer, stilista, fotografo, ma sopratutto uno sperimentatore. Parliamo di lui nel capitolo simbologia proprio perchè i suoi progetti raramente incarnano il modello di prodotto che va sul mercato e che si può acquistare tramite vendita online. Quasi ogni suo lavoro o collaborazione termina in uno o pochissimi prodotti unici e quindi in edizione limitata. La costante di ogni suo lavoro risiede nel misticismo e nel significato che ammantano l’anello, la penna o l’indumento di un’aura primordiale. Se dovessi dare un’aggettivo al suo modo di progettare sceglierei “brutale” ed il termine inglese “rough” renderebbe meglio il significato. I suoi progetti rispecchiano l’istinto basico dell’uomo primitivo e lanciano un messaggio crudo, privo di qualsiasi misunderstanding. Il mondo animalesco s’impossessa del prodotto connotandolo in maniera irripetibile: Il materiale è sempre usato per trasmettere un messaggio.

Per esempio il progetto di cui vedete sopra, intitolato carapace, è stato realizzato in pelle d’agnello. L’autore scrive a proposito che

“rimuovendo l’anima dell’animale prima che trapassi, trasforma la pelle in un sottile velo trasparente”.

Conclude infine con un dittico:

“Dalla conchiglia e dal flutto – giungo io, come diviso in due”.

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L’ATMOSFERA: MO-EN DESIGN STUDIO

MO-EN sta per Amos ed Enders-moje, un duo di progettisti che si caratterizzano per una peculiarità: hanno abbandonato del tutto l’utilizzo di materiali “non sostenibili” in favore del vetro riciclato per realizzare progetti che spaziano dall’illuminazione alla gioielleria. Rientrano nel capitolo atmosfera proprio perché, come confermano essi stessi, il loro modo di progettare mira a caricare gli oggetti di uso comune di un’atmosfera sensibile ai temi di storia e memoria. Ecco dunque che torniamo a parlare del passato proprio quando i punti luce realizzati da questo studio rappresentano una delle forme più riuscite di “recycled product”. Ancora una volta la tecnica trasforma un materiale antico e potenzialmente dannoso da smaltire in un prodotto dalle caratteristiche eccezionali che aspettavo soltanto di essere scoperte. Qual è quindi il valore di prodotti come questi?

Evocare un’atmosfera all’interno della quale ritagliarsi uno spazio per vivere e fantasticare
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L’ESTETICA: NERI OXMAN

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Ad oggi i progressi delle biotecnologie rappresentano molto probabilmente una delle principali frontiere di progettazione future. Questo per diversi motivi: il mondo dei microrganismi e dei batteri ci aiuta a comprendere gli aspetti basilari dell’esistenza sul pianeta, offre opportunità di applicazioni industriali, apre un panorama estetico e materico pressoché sconosciuto ai più ed è del tutto conforme con le logiche di ritorno ad un’esistenza più genuina di cui oggi molto si parla. Stiamo parlando di Neri Oxman: professoressa di scienze e arti multimediali al Mit di Boston nonché fondatrice del Mediated Matter Group. Il risultato del lavoro del suo team è la creazione di indumenti che nascono dal mondo dei microrganismi e che ne conservano ed esaltano proprietà e geometria.

Il mondo primitivo delle cellule e dei batteri si palesa. L’esito è un prodotto sperimentale di incredibile potenza, che rivela le potenzialità del nostro sostrato biologico oltre che le incredibili capacità che ormai siamo in grado di compiere nel mondo della fabbricazione di artefatti. Le geometrie e i colori di un universo invisibile vengono tradotte, scomposte e ricomposte sotto forma di un oggetto a misura d’uomo che rappresenta e funziona esattamente come un milione di ingrandimenti più sotto.

L’obiettivo?

Rafforzare il rapporto tra l’ecosistema naturale e quello artificiale impiegando i principi progettuali ed ingegneristici della Natura per la nascita di nuove tecnologie digitali di progettazione.

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PS: a chi ne fosse rimasto incuriosito o colpito in qualche maniera, consiglio di guardare il progetto da cui l’immagine scelta per la copertina di questo articolo. Oltre che attinente all’argomento trattato, risulta essere anche particolarmente interessante in sé.