È la notte tra il 13 e il 14 Novembre. Mentre ognuno di noi è immerso nelle proprie attività, a Parigi si compiono vari attentati e scene da campo di battaglia. In Italia, intanto, Salvini, Gasparri e altri iniziano a riempirsi la bocca di parole incoerenti e inutili invece di farsi una bella zuppa di latte notturna. Twitter si riempie di richieste di aiuto, di aggiornamenti in tempo reale ma anche, e soprattutto, di paura. Oggi, però, non siamo qui per parlarvi della paura di chi ha vissuto quella notte, quanto di tutti i Musulmani e Arabi che ora hanno paura di essere puniti dal popolo come colpevoli di un’azione terroristica. Questo perché, come hanno cercato di urlarci sui social: 

“Musulmani sì, terroristi nemmeno nel tempo libero.”

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Se loro sono tutti terroristi noi siamo tutti mafiosi

Premettiamo questo: essere arabo ed essere musulmano sono due cose totalmente diverse.

Essere arabo significa far parte di una popolazione e si può essere arabi e musulmani come arabi e cristiani o arabi ed ebrei.

Il termine musulmano (o islamico), invece, si riferisce a tutto ciò che risulta attinente alla religione islamica. A tal proposito Wikipedia è maestra nel sottolineare questa differenza e fare chiarezza sulla correttezza dell’uso del termine islamico:

“Il termine islamico, che è un aggettivo (ad esempio: i valori islamici), per l’insistente uso proposto in questo senso dai mass media, ha cominciato ad acquisire anche un valore sostantivale, indicando in maniera convenzionale gli appartenenti ai movimenti “fondamentalisti”, più o meno militanti (ad esempio “gli islamici di al-Qāʿida”, o gli appartenenti ai gruppi del jihad islamico). Per costoro, semmai, avrebbe più senso usare il termine “islamisti”, se esso però non indicasse, per antica consuetudine storica, gli studiosi e i ricercatori di materie attinenti alla cultura islamica.”

L’ISIS, o Stato Islamico, infine, è un movimento radicale nato e diffusosi principalmente in Siria che mira a ristabilire l’antico califfato che comprendeva tutto il Nordafrica e parte della Spagna e della Sicilia. La differenza dagli altri movimenti politici che ci sono stati durante il governo di Assad è l’essere disposto ad usare violenze inaudite per raggiungere il proprio scopo. Si tratta di un movimento capeggiato da un gruppo che per mantenere il controllo utilizza una religione musulmana parecchio estremizzata.

Dire, quindi, che i musulmani sono tutti pericolosi perché esiste l’ISIS è come dire che tutti gli italiani sono pericolosi (e/o mafiosi) perchè esiste la mafia. Questa generalizzazione viene fatta perchè accomunare un nemico ad una razza è rassicurante. È rassicurante poterlo riconoscere, ma un membro dello stato islamico è come un mafioso. Lo riconoscerete solamente quando avrà tirato fuori le armi. 

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Noi li integriamo e loro si fanno saltare in aria

I Siriani che emigrano e corrono disperatamente verso l’Europa sono tutte persone che stanno scappando principalmente dalle violenze dello Stato Islamico. Come in molti hanno ricordato al giornale Libero, i morti occidentali in questa guerra sono solo una minima percentuale. Il resto sono tutti arabi musulmani.

La domanda che in pochi si fanno è: “Come mai i terroristi che si fanno saltare in aria spesso e volentieri di “arabo” hanno solo l’aspetto, ma il loro passaporto è europeo?”

Sempre più spesso vediamo che i terroristi che passano all’azione sono ragazzi nati da una generazione di migranti che sono stati integrati nella società. Il loro diventare violenti è semplicemente un fallimento dell’integrazione che è colpa di noi occidentali e dello stesso comportamento che abbiamo avuto appena dopo l’episodio di Parigi.

Come vi sentireste ad avere addosso sguardi accusatori che vi scambiano per assassini solo per il vostro aspetto esteriore? Come vi sentireste ad essere chiamati ospiti a casa vostra? Un ragazzo arabo nato in europa a volte rischia spesso di non sentirsi a casa a causa degli sguardi del popolo. In lui questo suscita il bisogno di cercare le sue vere origini e quindi la chiusura nella religione. Le comunità arabe sono molto chiuse nell’Islam proprio per questo motivo, non si sentono accettate in pieno e quindi si rifugiano nell’unica cosa che per loro non ha dubbi. In queste comunità l’ISIS può fare man bassa di proseliti da portare nel loro paese d’origine illudendoli di riempire il vuoto che sentono dentro. Il risultato è un esercito di burattini che combattono una battaglia che non gli appartiene e che feriscono quelli che sono realmente i propri concittadini, il proprio popolo.

Ogni volta che dite di rimandarli a casa o che non sarebbero dovuti venire state regalando un nuovo soldato allo Stato Islamico. Ogni volta che un Salvini urla di battere quei Paesi a tappeto sta regalando la forza ad un terrorista di farsi esplodere.

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E poi ci sono i musulmani che ci credono davvero

Poi ci sono i musulmani che si sentono a casa, quelli più forti, quelli che hanno perso qualcuno in questa come in altre stragi, quelli che si alzano, si fotografano e chiedono a gran voce di ricordarci una cosa fondamentale:

“Io sono Omar, sono Musulmano. Io condanno l’attacco fatto a Parigi. Ci sono un miliardo di musulmani come me. Vi prego, ricordatevi di questo.”

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“…ricordatevi di chiamare il nemico con il suo nome e non con il suo aspetto.”
La prossima volta che vorrete dire qualcosa su un attacco terroristico, ricordatevi di chiamare il nemico con il suo nome e non con il suo aspetto. Una delle loro armi più forti sono le vostre parole e almeno quelle potete tenerle chiuse in un cassetto dove non possono nuocere a nessuno.

Probabilmente nella storia gli occidentali con le loro azioni hanno messo una miccia addosso ad ogni musulmano passato e futuro, ma adesso possiamo scegliere se accenderla o meno e far sfociare quella rabbia in azioni che magari non gli sarebbero mai appartenute.

Mai come in questo momento la solidarietà verso i rifugiati che sono nel nostro Paese potrebbe essere l’arma per togliere forze al regime del terrore.