Eccoci di nuovo al tanto agognato Sabato: e come ogni Sabato torna la rubrica “Cosa guardo stasera”. Oggi la proposta è decisamente forte, difficile e potente, dove le posizioni prese riguardo ai fatti narrati non sono sempre concordi, ma la resa romanzata di uno degli eventi più bui della nostra storia recente è eccelsa. Non tanto il G8 di Genova del 2001 (con infinite code di polemica e tifoserie politiche), quanto ciò che avvenne all’interno della Scuola “Armando Diaz”.

DIAZ – NON PULIRE QUESTO SANGUE

Genere: drammatico

Anno di pubblicazione: 2012

Il film di Daniele Vicari, dedicato all’assalto delle forze di polizia italiane alla scuola Armando Diaz durante gli avvenimenti del G8 di Genova del 2001, vuole raccontare come l’evolversi degli eventi abbia portato ad una situazione così abominevolmente fuori controllo, che Amnesty International ha definito come “la più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale, dopo la seconda guerra mondiale”.

diaz33

L’arco narrativo va inserito nel periodo tra il 19 ed il 22 luglio del 2001, durante il summit del G8 a Genova, dove i rappresentanti degli stati membri (in quel periodo storico Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Canada, e Russia che verrà sospesa nel 2014 in seguito alla crisi in Crimea) si riuniscono per discutere le politiche internazionali. Molte organizzazioni si riunirono e riuscirono a portare una massiccia presenza di contestatori che manifestarono per le strade di Genova il loro dissenso verso diverse posizioni che il G8 mirava a consolidare.

Diversi i gruppi manifestanti, così come furono diversi i modi di manifestare: tra i cortei pacifici ed organizzati, comparirono anche diversi contestatori di gruppi meno pacifici, che trasformarono assieme ai poliziotti in assetto antisommossa la situazione in una vera e propria guerriglia urbana, che vanificò ogni tentativo di manifestazione pacifica. Il film di Vicari non fa mistero di questo, ed anzi con intelligenza ed imparzialità mostra direttamente nell’incipit le violenze e gli scontri, spostando l’obiettivo del film non in una difesa tout court dei manifestanti, evitando a piè pari manicheismi inutili ma piuttosto permettendo allo spettatore di poter trarre le proprie conclusioni, scindere le diverse frange senza per questo perdere di vista l’obiettivo principale: la denuncia di un organo statale che ha più e più volte sfondato il limite del legittimo per entrare nell’abuso di potere e nella vera e propria tortura fisica e psicologica.

diaz11

In Diaz è intenzione del regista dopo aver contestualizzato il momento, di prendere in particolare gli eventi della sera del 21 luglio, quando un drappello di agenti in assetto antisommossa è entrato dentro la scuola A. Diaz e alla scuola G. Pascoli, concesse dal comune di Genova al Genoa Social Forum; secondo la polizia il motivo fu una semplice perquisizione, che venne poi trasformata dal reparto mobile in una risposta ad una sassaiola (mai documentata), mentre nella realtà dei fatti si tradusse in una vera e propria mattanza che vide 93 arrestati ed 87 feriti tra i civili di cui tre in prognosi riservata. Vicari fa una scelta coraggiosa e funzionale alla veridicità del film, basando l’intera storia sui verbali giudiziari raccolti durante il processo, ottenendo così non un film “tratto da” fatti veri, ma qualcosa di più vicino ad una testimonianza vera e propria.

La scelta viene quindi legittimata nella trama, che non usa singoli protagonisti, ma preferisce una sorta di racconto corale, visto da più prospettive. Ed è disarmante il trovarsi ad assistere alle manganellate prima, e alle violenze psicologiche poi nella caserma di Bolzaneto.

Ci si sente impotenti, rabbiosi, indignati.

Ed è così che deve essere, perché quello che è avvenuto, al di là delle letture schierate che possono darne le varie fazioni politiche, resta comunque un sopruso illegittimo ed ingiustificato che non ha mai trovato né una inutile vendetta, né una equa giustizia. Non è mia intenzione fare qui un compendio di quelle che furono le vicende giudiziarie legate a questa terribile storia, ma di certo è giusto dire che del processo che ne venne dopo, fa molto strano vedere una massiccia presenza di imputati che via via andavano scremando per via di prescrizioni, omissioni e fumose testimonianze date per buone. Su questo basta dire che l’intera Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato lo Stato Italiano per la violazione dell’articolo 3 della Convenzione sui diritti dell’uomo (“Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti“) ritenendo che l’operato della Polizia di Stato “deve essere qualificato come tortura“. Tortura che lo stato italiano tutt’ora, rifiuta di riconoscere come reato, motivo per cui molti dei condannati sono riusciti a cavarsela con più lievi condanne per lesioni.

E’ per questo che Diaz è un film scomodo, di quelli che purtroppo riaprono ferite a malapena rimarginate. Ma è necessario purtroppo conoscere, sapere, e questo film è un buon punto di partenza per cominciare a riaprire questa ferita, e far si che nessuno più debba pulire così tanto sangue.

GIUDIZIO

  • Ritmo: 8
  • Sentimentalismo: 5
  • Comicità: 0
  • Suspense: 6
  • Paura: 7
  • Scenografia: 6