In una conversazione di dieci minuti con un perfetto sconosciuto, l’homo sapiens medio dice almeno tre bugie, senza nemmeno accorgersene. Per fortuna non siamo l’unica specie a mentire: il gorilla Coco, al quale fu insegnato il linguaggio dei segni alle fine degli anni ’70, un giorno incolpò il suo gatto (sì, perché il gorilla aveva un animale da compagnia) di aver staccato il lavandino dal muro della sua stanza. Mentire, quindi, non è una novità nel mondo animale.
Ma perché noi umani lo facciamo così tanto?

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L’uomo è un animale “sociale”: viviamo in branco e interagiamo costantemente con altri individui. Per questo motivo siamo dotati di un cervello denso di neuroni che ci permettono di costruire rapporti con i nostri simili. Inoltre, questo aspetto sociale è importantissimo per garantire il successo di molte attività, quali i rapporti sentimentali, lavorativi, tra amici e in famiglia. Inutile dire che qualche bugia qua e là è a volte necessaria per fare in modo che le interazioni sociali scorrano lisce. Per l’uomo primitivo le relazioni positive con il branco significavano assicurarsi cibo, protezione e una partner. Diciamocelo, dire “sì, in effetti quel vestito ti sta veramente male, hai forse preso qualche chilo?” non ha mai regalato una cena a nessuno. Anche se estremamente utile, mentire non è facile per le nostre povere menti.

Bugiardi evoluti

L’evoluzione dei bugiardi si è svolta in una sorta di circolo vizioso: chi riusciva a mentire meglio riusciva ad ottenere quello che voleva e chi riusciva ad individuare i bugiardi poteva salvaguardarsi da furbetti ingannevoli. Di conseguenza, siamo diventati bravi a mentire, ma anche bravi a riconoscere le menzogne. Tuttavia, fu presto evidente che una società fondata sulle bugie non poteva avere delle solide fondamenta. Infatti, anche tramite l’ausilio della religione, cominciammo a predicare che Dio benedice gli onesti e punisce i bugiardi. Ancora oggi i sistemi giuridici favoriscono l’onestà, basti pensare che nel nostro Paese si è punibili con reclusione per falsa testimonianza.

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Quando le bugie diventano patologiche

Anche se tutti ammettiamo che mentire sia sbagliato, resta il fatto che siamo molto bravi a farlo e lo facciamo di continuo. Alcuni di noi cominciano a mentire alla veneranda età di sei mesi, per esempio fingendo di piangere unicamente per attirare l’attenzione dei genitori. Si pensa addirittura che questa sia l’età in cui si impara a mentire, tramite un riflesso condizionato: quando piango mamma mi prende in braccio, quindi ogni qualvolta che voglio che mamma mi coccoli piangerò. Una volta adulti, alcuni individui diventano talmente bravi a mentire che sviluppano una condizione nota come personalità manipolatrice e pseudologia fantastica, i cosiddetti bugiardi patologici.
Le persone affette da questa sindrome hanno 25% di “sostanza bianca” (un tessuto connettivo che unisce l’encefalo al midollo spinale) in più nella corteccia prefrontale del cervello rispetto agli individui sani. Ciò suggerisce che i bugiardi patologici possono formare molti più collegamenti nel cervello, permettendo loro di mantenere in ordine e pronte all’uso tutte le informazioni necessarie per sostenere la menzogna. Sembrerebbe quasi che queste persone abbiano una sorta di super potere che potrebbe renderli invincibili in questo campo. Tuttavia, i bugiardi patologici hanno, inoltre, una riduzione del 14% della materia grigia, la porzione del cervello che processa le informazioni e ci permette di pensare criticamente. I bugiardi patologici, dunque, non comprendono l’assurdità delle bugie che raccontano, e alla fine vengono brutalmente scoperti.

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Qualche consiglio utile…

Ma come possiamo capire quando qualcuno ci mente? L’utilizzo di macchinari computerizzati per decifrare il linguaggio del corpo sta diventando sempre più comune nel campo forense, perché non importa quanto qualcuno sia bravo a mentire: ci sarà sempre qualcosa che il corpo non riuscirà a nascondere. Tra i “sintomi” più comuni nei bugiardi ci sono il battito cardiaco accelerato, l’innalzamento della temperatura corporea, quindi l’aumento della sudorazione, e il dilatamento delle pupille. Tuttavia il linguaggio verbale e quello non verbale sono ancora più utili. Spesso accade che un bugiardo sbagli a scegliere le parole, esagerando nel tentare di convincere l’interlocutore. Per esempio, è molto frequente l’utilizzo di “credimi”, o “in tutta onestà”. Inoltre, i bugiardi cambiano il proprio vocabolario, scegliendo parole o costruendo frasi più forbite. Infine, quando si racconta una bugia si cerca involontariamente di distanziarsi dalla scena utilizzando aggettivi dimostrativi come “quello” anziché “questo”.

Un gesto vale più di mille parole

Per quanto riguarda il linguaggio del corpo, contrariamente a ciò che pensiamo i bugiardi non giocherellano agitati con le mani, bensì tendono a immobilizzare la parte superiore del corpo. Lo sguardo rimane fisso, spesso dritto negli occhi dell’interlocutore, quasi per cercare di convincerlo della propria innocenza. A volte ci si ritrova a toccarsi la faccia o il collo, oppure a scuotere la testa quando si dice “sì”.

L’arte della menzogna è indubbiamente una forma d’arte da imparare e “mettere da parte”. Ma come tutti ben sappiamo, le bugie hanno le gambe corte e il naso lungo…quindi fate attenzione alle mezze verità, perché potreste ritrovarvi con la metà sbagliata.