Il caffè è una delle bevande più amate al mondo: nel Bel Paese lo amiamo così tanto che ci siamo inventati ben 34 modi diversi per gustarlo. D’altronde cosa c’è di meglio di svegliarsi avvolti dal caldo profumo della moka? Occhio all’anticlimax: in realtà il risveglio è il momento peggiore per gustarci la nostra tazzina di caffè. Ad alcuni di voi sarà sicuramente capitato di sentire che da un po’ di tempo a questa parte il solito espresso non funziona più come prima e magari ricorrete a un’altra tazza poche ore dopo. Oggi proveremo a convincervi che per ottenere gli effetti desiderati forse è ora di cambiare abitudini in fatto di caffè.

Come funziona il caffè?

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Proprio grazie ai suoi effetti risveglianti, il caffè è una delle materie prime più apprezzate e dunque più vendute al mondo. Ma come funziona questa bevanda miracolosa? La molecola più importante contenuta nel caffè è la caffeina, la quale è molto simile chimicamente all’adenosina, che si trova naturalmente nel cervello. Durante il corso della giornata, l’adenosina si accumula sui recettori del nostro sistema nervoso, promuovendo un effetto sedativo. Più rimarremo svegli e attivi durante il giorno, maggiore sarà la produzione e l’accumulo di adenosina e di conseguenza la tendenza a sentirci più stanchi alla fine della giornata. La caffeina è un’antagonista dell’adenosina: grazie alla sua struttura simile, riesce a occupare i recettori per l’adenosina, ottenendo l’effetto contrario, cioè di non farci sentire stanchi e sonnolenti. La caffeina, inoltre, stimola la produzione di adrenalina, la quale incrementa il battito cardiaco e la circolazione di sangue nei muscoli e nel cervello. Ancora più interessante è che la caffeina funziona proprio come la cocaina, anche se a livelli decisamente inferiori. Cocaina e caffeina si assomigliano chimicamente, ed entrambe impediscono il riassorbimento della dopamina nelle sinapsi, prolungandone l’effetto e permettendoci di sentirci più attivi e felici più a lungo.

Dipendenza e tolleranza

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Nel lungo periodo, tuttavia, la caffeina può creare dipendenza, come qualsiasi altra droga. Quando il corpo si abitua ad avere dosi giornaliere costanti di qualsiasi sostanza, s’innesca un meccanismo per contrastarne l’effetto. In questo caso, il corpo comincerà a produrre ed esprimere più recettori per l’adenosina, perciò servirà una dose più alta di caffeina per ottenere lo stesso livello di attenzione. E non è tutto: la caffeina, se presa appena svegli, interferisce con la secrezione di cortisolo e con il ritmo circadiano. Il ritmo circadiano è un processo che riflette la ritmicità e ciclicità della rotazione della terra attorno a se stessa, riproducendola nel corpo. Questo ritmo permette la regolazione periodica degli ormoni che governano veglia e sonno.

Il cortisolo è un ormone che viene secreto in condizioni di stress per aumentare l’attenzione. Il meccanismo della nostra sveglia biologica incrementa le secrezioni di cortisolo appena cominciamo a svegliarci. Anche se a volte non sembra, le secrezioni di quest’ormone raggiungono il picco massimo proprio durante il risveglio. Consumare caffeina appena svegli durante il picco di cortisolo, quindi, interferisce con gli effetti naturali dell’ormone riducendone l’efficacia. Se abituiamo il corpo a un’assunzione regolare di caffeina di prima mattina, cominceremo a produrre sempre meno cortisolo per bilanciarne l’effetto, e di conseguenza non ci sentiremo attivi e svegli come prima. Un vero peccato. Se invece bevessimo il nostro solito caffè dopo il picco di cortisolo, quindi un paio d’ore dopo esserci svegliati, non interferirebbe con la secrezione dell’ormone, la caffeina non verrebbe scambiata per cortisolo dai recettori del sistema nervoso e quindi aiuterebbe unicamente ad aumentare il livello di attenzione, senza effetti collaterali.

Caffè_consumoAlcuni studi hanno dimostrato che il picco di cortisolo si ottiene appena svegli, indipendentemente dall’ora. Anche se ci si è svegliati molto presto o molto tardi rispetto al solito, il caffè non è indicato nell’immediato. Il ritmo circadiano regola altri picchi di cortisolo simili a quelli del risveglio, che si ripetono circa ogni sei ore fino all’addormentamento. L’abitudine del caffè dopo pranzo non allevia la tipica sensazione di sonnolenza e (ahimè) di abbiocco a causa dell’interferenza con il cortisolo, proprio come capita quando lo beviamo appena svegli.

Perché non provarci?

Bere il caffè di prima mattina non solo è inutile per svegliarci ma può purtroppo essere anche controproducente, a causa dell’interferenza con i picchi di cortisolo e della tolleranza dei recettori per l’adenosina. Preso invece qualche ora dopo il risveglio può aiutarci davvero ad aumentare l’attenzione e sentirci più attivi. Perché non provare a cambiare leggermente le nostre abitudini quotidiane? Potreste rimanerne piacevolmente sorpresi.