“Mi chiamo Christopher John Francis Boone. Conosco a memoria i nomi di tutte le nazioni del mondo e delle loro capitali, e ogni numero primo fino a 7507.”

È così che, agli esordi del racconto, si presenta Chris, il protagonista dell’acuto romanzo di Mark Haddon, “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte”; un libro che, fin da subito, si è tramutato in un fortunato caso letterario ed è stato tradotto in varie lingue dopo essere rimasto per lungo tempo in cima alle classifiche.
Forse la chiave del suo successo sta proprio nel narratore: il romanzo infatti è interamente scritto con la voce di Chris Boone, bambino affetto da una forma di autismo, nello specifico la sindrome di Asperger, ed è proprio con i suoi occhi che seguiamo l’intera vicenda.
Il talento di Haddon emerge chiaramente nel momento in cui diventa in grado di calarci nella mente di Chris con un periodare estremamente verosimile e che non ci risparmia gli stravaganti ragionamenti del piccolo protagonista, né tantomeno le sue originali immagini mentali, le quali, in quanto parte integrante del libro, sono graficamente riportate fra le pagine, insieme a tutti i procedimenti dei problemi fisico-matematici che egli ama risolvere.
La storia, pur nascendo senza alcuna pretesa, nel suo piccolo riesce a colpire a fondo grazie ad una leggerezza di facciata che, abilmente, sa racchiudere un’inaspettata potenza espressiva.

copertina libro "Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte" sull'autismo

Questo libro è riemerso nella mia memoria recentemente, in occasione della celebrazione della Giornata mondiale dell’autismo che si è tenuta il 2 Aprile. Questa stessa tematica è stata estesa all’intero mese che, simbolicamente e concretamente (attraverso vari progetti scolastici e non), è stato dedicato alla sensibilizzazione all’autismo.

Ma, innanzitutto, cerchiamo di capire meglio in che cosa consista l’autismo; andando al di là della classica etichetta di “disturbo neuro-psichiatrico”.

Che cos’è l’autismo?

La parola autismo deriva dal greco autòs che significa “stesso, medesimo, proprio”; designa infatti una reazione (le cui cause scatenanti possono essere svariate) che induce l’individuo a ritirarsi in se stesso, al ripiegamento, all‘isolamento e all’esclusione dall’ambiente sociale.
I soggetti colpiti si rifugiano nel campo dell’immaginazione, in fantasie compensatorie come momentanee soluzioni per alleviare la tensione prodotta da frustrazioni o da conflitti altrimenti intollerabili. Si tratta però di percorsi psicologici illusori che rendendo il contatto con la realtà sempre più labile. Quest’ultima spesso e volentieri viene sostituita da un’altra immaginata, costruita solo illusoriamente, la quale però impedisce all’individuo di legarsi costruttivamente alla quotidianità e, nelle forme più estreme, può condurlo ad un grave disadattamento.

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Ma non è in questa sede che mi vorrei dilungare ulteriormente in una dettagliata descrizione di tale forma di disturbo interiore e di come esso influisca sui soggetti che ne risentono.
Preferirei invece mostrare le peculiarità di questo stato psicologico le quali, pur senza riuscire a negargli lo statuto di “disturbo”, fanno dono di particolari inclinazioni ai soggetti portatori che, sotto determinati aspetti, li rendono persone davvero uniche e brillanti.

Le “doti nascoste” dei soggetti autistici

Fattori disorientanti, che spesso complicano le diagnosi di autismo, sono quelle che vengono chiamate “isole di abilità”. Si tratta appunto di abilità mentali, nettamente superiori alla media, che si manifestano fin da subito nei bambini autistici e che sembrano proprio cozzare con le loro capacità cognitive limitate, di fatto più comunemente riconosciute. Diverse riviste scientifiche hanno già pubblicato studi dettagliati che dimostrano come il cervello delle persone autistiche abbia un utilizzo più sviluppato di parti che, generalmente nel resto della popolazione, si potrebbe dire, sono un po’ più arrugginite.
Solo per fare qualche esempio fra queste doti ci sono una magistrale memoria visiva, una spiccata attenzione per i dettagli, una dimestichezza con le operazioni matematico-algebriche, e molte altre che si differenziano da soggetto a soggetto rendendo ciascuno un vero e proprio unicum!

Anche Chris nel romanzo di Haddon mostrava caratteristiche simili; e come non citare poi l’impeccabile interpretazione di Dustin Hoffman nel film Rain man (alla cui realizzazione hanno contribuito grandissimi esperti in materia) il quale era in grado di contare contemporaneamente sei mazzi di carte?

scena Rain man

Inoltre, sono stati condotti degli studi da parte di alcune università (fra cui le eminenti Cambridge ed Oxford) e da alcuni ricercatori, come per esempio il professor Michael Fitzgerald del Trinity College di Dublino, che testimonierebbero l’affinità delle eccezionali capacità di pensiero, concentrazione e focalizzazione di menti del calibro di Newton, Einstein, Darwin e Turing con quelle di soggetti affetti dalla forma di autismo della sindrome di Asperger. Sono chiare evidenze che non possono passare del tutto inosservate e che mostrano l’esistenza di un legame fra autismo e abilità mentali sopra la media. Sembra infatti che la capacità di eccellere, se sapientemente impiegata come forma contrastiva alla depressione (molto comune in questi casi) e correttamente indirizzata verso le proprie predisposizioni naturali, sia una prerogativa tipica di tutti gli individui che mostrano segni di tale patologia.

Anche in tempi più moderni non mancano altre testimonianze di brillanti menti autistiche che hanno saputo fare della “malattia” il loro punto di forza. Un esempio fra tutti, che mi ha colpita particolarmente, è la giovane Alix Generous, una ragazza carismatica, la quale, pur dovendo convivere con le limitazione di Asperger, è riuscita a sfruttare al massimo le sue qualità arrivando a dare contributi non indifferenti nel campo della scienza e delle tecnologie, a tenere importanti discorsi (anche alle Nazioni Unite!) e, come se non bastasse, il tutto con una buona vena umoristica; insomma un tipino molto originale! Oggi, a soli 23 anni, Alix è alla guida di una società da lei fondata, Podium, che si occupa di aiutare giovani autistici a superare le loro difficoltà relazionali attraverso un sapiente uso della tecnologia (per tutte le informazioni al riguardo rimando al suo sito web personale: www.alixgenerous.com).

Il suo modo di parlare accattivante e le sue battute molto acute di questo video riescono sicuramente a farle onore e a dimostrare meglio di qualunque altra spiegazione quello che cerco di raccontarvi oggi:

Una giusta sensibilizzazione

Pertanto, quando ci ritroviamo a parlare di “sensibilizzazione all’autismo”, quello che ciascuno di noi dovrebbe fare è riflettere e prendere consapevolezza della tematica attraverso nuove modalità. Bisognerebbe soffermarsi proprio sulle competenze e sulle potenzialità per lo più ignorate (o quasi) di questo disturbo troppo a lungo considerato unicamente alienante o svantaggioso. Disturbo che, nonostante tutto, ha la non indifferente potenzialità di donare a coloro che ne sono soggetti uno spiccato sviluppo in precisi campi mentali assolutamente non banali e nei quali, il resto della popolazione, al contrario, risulterebbe molto arretrata se non addirittura incapace.

Cominciamo quindi a rivalutare la nostra opinione in merito e a capire che ogni soggetto autistico, dietro tutte le battaglie personali contro le proprie difficoltà ed impedimenti, nasconde doti rare e preziose che lo rendono unico ed irripetibile nel suo genere. Tali soggetti possono diventare un contributo non indifferente anche in campo lavorativo, essendo in grado di ricoprire specifici ruoli che sfruttino ed allo stesso tempo esaltino le loro personali abilità ed attitudini. In definitiva assumiamo la consapevolezza che, quando parliamo di autismo, non si tratta soltanto di una malattia ma anche di una peculiare risorsa che si rivela essenziale ed insostituibile in una società come la nostra, la quale necessita anche menti del genere che, è chiaro, scarseggiano.