In un periodo storico caratterizzato da condivisione veloce, risoluzione dei problemi immediata e apprendimento settoriale, sempre più studenti incappano in tale mistero almeno una volta nella propria carriera scolastica: perché studiare il greco e il latino (considerate da molti lingue morte), a scuola?

Puntualmente ricevono le solite risposte – incomplete, per non dire superficiali – da insegnanti e genitori: «aprono la mente», «ci aiutano a comprendere il passato», «chi è bravo in latino lo è anche in matematica».

È scontato considerare le lingue “morte” capaci di modificare la nostra forma mentis, come dopotutto è da ritenere ovvia la comprensione (più o meno approfondita) di ciò che avveniva due, tre, quattromila anni fa, dopo aver studiato il modo che i nostri avi utilizzavano per comunicare.

La verità è che il mondo che vediamo al di là dei nostri cancelli, non è poi così diverso da quello che fu e che molti sostengono sia giunto alla sua conclusione da un millennio o poco più.

Ma cos’è che ancora oggi spinge centinaia di giovani uomini e giovani donne ad intraprendere studi classici? Quali sono i veri motivi per i quali i liceali – forse i meno motivati – si trovano a sbattere la testa su perifrastiche, aoristi e verbi deponenti? Perché studiamo lingue morte come il temutissimo greco e il sofferto latinorum? (N.d.r. I Promessi Sposi)

La risposta è semplice e schematica:

  1. In realtà non sono morte.
  2. Ci appartengono più di quanto pensiamo.
  3. Sono difficili.

…ma richiede una spiegazione più esaustiva.

vocabolario di latino - lingue morte

Perchè sono Lingue non-morte

Non ci sono dubbi, chiunque al giorno d’oggi verrebbe giudicato matto se indossasse la toga o magari il pallio, se provasse ad esprimersi in latino o in greco, eppure queste due meravigliose grammatiche, volente o nolente, sono ancora tra di noi.

Per prima cosa, basta riflettere sulle costruzioni delle lingue moderne: tralasciando le neolatine – ovviamente originatesi dal latino e dalle influenze che poi diedero vita a Italiano, Francese, Spagnolo, Romeno, Portoghese, ecc. – possiamo considerare il Tedesco, ad esempio.

Le declinazioni e i casi sono rimasti nel tempo, alcune tipologie di verbi vengono posti alla fine (sospendendo la comprensione della frase fino all’ultima parola, che in latino era spesso e volentieri il verbo principale), per non parlare delle singole somiglianze tra parole, riconoscibili anche dai meno esperti.

Secondo poi, i modi dire.

Si potrebbe dedicare un’intera enciclopedia alle frasi idiomatiche riprese dal latino e rimaste in uso, anche e soprattutto per l’attualità dei contenuti.

Dopotutto, historia magistra vitae, e già questo potrebbe spingerci a saperne di più, senza dimenticare che è necessario possedere una mens sana in corpore sano.

Se si seguissero quasi ad litteram gli insegnamenti dei nostri avi, chiunque ne trarrebbe almeno una lezione che sembrerebbe essere stata scritta ad personamIn memoriam di ciò che si ritiene erroneamente concluso *, perdoniamo tale innocente lapsus e ricordiamo che errare humanum estE pensare che ancora oggi il popolo ha bisogno di panem et circenses: forse duemila anni fa si trattava di gladiatori e bestie esotiche, oggi ci pensano i reality show…

sapevi che asterisco viene dal greco αστερίσκος e significa “stellina”?

Perchè le lingue morte Sono dentro di noi

Quando si studia la grammatica di una lingua, si scopre passo dopo passo il modo di pensare che la precede, la civiltà che ne fa uso, la sua storia, i suoi dolori, le sue gioie, le sue leggi, l’educazione che veniva impartita ai giovani, i ruoli.

Capire la cultura classica è un passaggio che a molti sembra opzionale, quando in realtà rappresenta un bisogno insito nella nostra natura: γνῶθι σεαυτόν, conosci te stesso.

Si può vivere nell’ignoranza o accettare che prima di noi ci sono state meravigliose civiltà, le quali non solo hanno apportato modifiche perenni alla storia dell’umanità, ma soprattutto hanno costituito le radici del mondo odierno.

Studiare Dante, Ariosto, Leopardi, non significa mettere da parte Omero, Virgilio, Terenzio; i testi degli scrittori – più o meno – moderni, sono pieni zeppi di riferimenti al passato e di concetti esplicativi dell’età antica. Non a caso Shakespeare stesso scrisse il celebre Giulio Cesare, e tra l’altro divise in cinque atti le sue rappresentazioni, artifizio scenico nato con Seneca.

Le lingue morte, così come vengono costantemente definite, oltre che vive e vegete, sono in mezzo a noi e dentro di noi, da sempre.

Perchè le lingue morte Sono difficili

Sembrerà strano che questo possa essere un invito ad invischiarsi nell’intricato mondo delle grammatiche antiche, eppure oggi più che mai abbiamo bisogno di qualcosa di complesso, qualcosa che ci svegli, una possibilità per le menti intorpidite di liberarsi dalla frenesia che regola la nostra vita.

Siamo nell’era dell’innovazione, del rapido progresso, e questo andrebbe bene se solo non influisse su quella forma mentis sopracitata: si pretende sempre più di ciò che si ha, tutto ci è dovuto subito, non ci si ferma più a ragionare su una frase, spesso a porre i verbi in maniera corretta, non viene più spontaneo chiedersi il “perché” che si nasconde dietro ogni cosa.

Lo studio del greco o del latino non porterebbe certo alla pace nel mondo, né trasformerebbe repentinamente la mediocrità che ci sta mangiando vivi in qualcosa di migliore, forse però ci darebbe una chiave di lettura in più.

Sono lingue strutturate secondo logiche – in parte – fuori dal nostro tempo, sono complesse, ci chiedono di trovare prima il verbo e poi il resto al fine di comprendere il senso della frase, ci spingono a leggere i testi come fossero dei puzzle; gli autori esprimono diverse opinioni – e contrastanti – su uno stesso personaggio o fatto di cronaca, quasi a voler sentire anche il nostro punto di vista.

Presentano così un modo diverso di approcciare il linguaggio, che si traduce nella capacità di sapersi giostrare nelle situazioni, con freddezza e regolarità – intervallate da un pizzico di fantasia – ognuno con le proprie attitudini.

La degna conclusione spetta ovviamente a chi sta leggendo, agli studenti di liceo, a chi ha scelto di portare la cultura classica nella propria professione; con la speranza che il messaggio arrivi forte e chiaro a chi ha fame di perpetui dubbi e non di sporadiche e superficiali certezze:

Latino e greco sono codici a chiave, insegnano a chiedersi il perché delle cose.

– Massimo Gramellini