In seguito alle vignette di Charlie Hebdo sui problemi derivati dal terremoto che ha colpito il centro Italia, è emerso per l’ennesima volta l’annoso problema riguardante la satira e il suo modo di porsi nei confronti dei lettori. Evitando di soffermarci troppo sulle vignette e sulle polemiche da esse scaturite, visto che sono già state sviscerate un po’ dovunque, vediamo un po’ come la satira in generale viene proposta e recepita.

Il vacuo significato della satira, dell’ironia e della comicità post-moderna.

cos'è la satira?

La satira moderna, o post-moderna, ha perso, come l’ironia, ogni suo contenuto innovativo. A partire dagli anni cinquanta l’ironia, non importa se di tipo satirico o comico, aveva lo scopo di mettere in evidenza gli aspetti negativi della politica e della società. Negli ultimi anni la televisione e internet hanno inglobato la satira e, allo stesso tempo, la cultura consumistica di massa l’ha resa, al pari della comicità, un semplice ingranaggio della nostra società.

Quello che la satira moderna propone è esattamente ciò che facevano decenni fa scrittori come Pynchon, Burroughs, De Lillo o Nabokov (giusto per citarne alcuni), e oggi chi propone soluzioni viene visto come un idealista o un romantico quando va bene, o un pazzo quando va male. Non mi sto inventando niente, lo stesso problema è stato rilevato alcuni anni fa, con un discorso più o meno simile, da David Foster Wallace il quale sosteneva (secondo me esagerando, ma non sbagliando del tutto) che in questo modo l’ironia si è trasformata da strumento di ribellione a sistema di schiavitù.

L’evoluzione della satira

charlie hebdo mafia

Il progressivo appiattimento del genere satirico ha portato all’assunzione di un linguaggio sempre più colorito e di argomenti sempre più squallidi. Non mi si accusi di bigottismo, ma gran parte delle vignette di Charlie Hebdo a me sembra di cattivo gusto. Poi è logico che sono liberi di scrivere ciò che vogliono come vogliono, purché questa tendenza a cercare riparo dietro la libertà di espressione non sia solo una scusa per nascondere l’effettiva assenza di contenuti.

La libertà, impugnata in questo modo, diventa un semplice pretesto per dire tutto quello che passa per la testa senza entrare nel merito di ciò che si sta dicendo. Ma non è nemmeno questo il problema più grande. L’aspetto che più sorprende è come un po’ tutta la satira fatichi a mettersi di traverso rispetto agli argomenti mainstream. Un fattore alleviato in parte da internet, dove si trova chi riesce a parlare di argomenti non trattati dai telegiornali, ma sembra comunque troppo poco per parlare di movimento alternativo.

Resta il fatto che la satira non solo, come dicevamo prima, non pone soluzioni, ma, analizzando problemi mainstream, il più delle volte sfocia nel qualunquismo. Visto che parliamo delle vignette di Charlie Hebdo, basta fare riferimento alla seconda vignetta del giornale satirico riguardanti il terremoto: parlare di Mafia che costruisce case in Italia (quando la Mafia ha un giro d’affari che comprende tutte le nazioni del mondo, Francia compresa) è qualcosa di una banalità disarmante. Di conseguenza, con il processo di appiattimento del genere satirico, assistiamo allo svuotamento del significato di ironia e il progressivo declino del genere satirico.

Un genere giunto a un punto morto

Il genere satirico ha perso tutto il suo mordente e i contenuti che aveva ed ha ancora oggi grazie agli scrittori di cui si diceva prima. Per fortuna qualche eccezione c’è, ma agisce sempre nello stesso contesto. Un contesto incapace di avviare una discussione seria sull’argomento satira e sul ruolo che può avere oggi in un mondo in continuo cambiamento. Il genere dovrebbe essere in grado di reinventarsi per avere anche un fine pratico e non solo di denuncia, cosa che accade in occasioni rarissime, e più per merito del pubblico.

Le risposte alle domande poste in questo articolo, ammesso che ci siano, non possono essere trovate in modo semplice. L’intento dell’articolo, si spera, è quello di sollevare una questione importante senza alimentare ulteriori (e inutili) polemiche su quanto abbia ragione o torto o su quanto dobbiamo alla redazione di Charlie Hebdo. Perché di questo passo, non si va da nessuna parte.