Dormire di notte sembra la cosa più naturale ed ovvia del mondo, e per me è stata tale per tanto tempo da farmela dare per scontata. Ma, dopo il primo anno da universitaria, è una di quelle banalità che sono diventate piccole conquiste. La verità che ho scoperto quest’anno è che la normalità è faticosa; la quotidianità e la routine (ironia della sorte), non sono automatiche. Nell’istante in cui lasci la casa dove sei cresciuta e vai a vivere da sola, ti rendi conto di come tutto ciò che i tuoi genitori facevano sembrare così effortless sia in realtà penosamente difficile. Andare a letto ad un orario decente. Cucinare i pasti. Fare la spesa. Essere produttivi di giorno e dormire di notte, e non viceversa…

Essere adulti è essere soli

Dopo diciott’anni si pensa di avere certi meccanismi radicati dentro di sé, ed invece ti ritrovi senza alcun punto di riferimento; non c’è nessuno a dirti cosa fare e quando farlo, nessuno a urlarti di staccarti dal computer alle tre di notte o a fermarti dal mangiare cereali a pranzo e cena. Detto così sembra il paradiso. Certamente lo sembrava a me prima di sperimentarlo. Ma dopo otto mesi posso solo definirlo estenuante. Sono stati più i giorni in cui sentivo che tutto stesse scivolando fuori dal mio controllo di quelli in cui mi sono alzata dal letto prima delle 11.

letto

Poi arrivano le vacanze in cui torni a casa, dalla famiglia, e ti danni per capire come la vita gli venga così facile. Tutto (e tutti) funzionano così naturalmente da farti chiedere se tu abbia per caso vissuto tra i lupi per otto mesi, a voler far colazione alle due di pomeriggio e poi guardare la luna fino alle quattro di mattina. Li invidi. Che cosa meravigliosa l’essere funzionali, l’essere adulti.

Fake it ‘til you make it

Tu, sebbene biologicamente adulta, parli ancora dei “grandi” con lo stesso distacco di quando avevi sette anni. Eppure datti un’occhiata: guidi. Vivi da sola. Hai due lavori. Certamente hai avuto le tue cadute, ma, bene o male, non sei morta di fame. Bene o male non sei al verde. Hai preso appuntamento dal medico quando non stavi bene e hai pagato le tasse quando dovevi pagarle. Hai firmato contratti e sei stata iniziata ai riti oscuri dei consigli comunali e della pulizia della moquette. E forse è così che si comincia: forse diventare adulti significa solo dover fare cose che non si aveva la benché minima idea di come fare finché non le si è fatte.

Tornare a vivere sotto lo stesso tetto dei tuoi, anche per qualche giorno, pare una retrocessione all’infanzia. Proprio per questo sembra impossibile che sia la quotidianità di tanti tuoi coetanei, vivere ancora con gente che gli dà delle coordinate e gli semplifica la vita. Ti sembra strano che non abbiano mai dovuto picchiare la testa contro una caldaia che non funziona a metà Gennaio o contro tante altre poetiche realtà. Ti sembra assurdo che tu stessa, fino a nove mesi prima, vivevi in vacanza e non lo sapevi.

ragazza pensierosa

Just keep swimming

La routine è la cosa più difficile da crearsi quando si vive da soli per la prima volta. Ci saranno giorni in cui non saprai da che parte cominciare, giorni in cui avrai paura di aver sbagliato tutto e giorni in cui ti sembrerà di fare una fatica della miseria solo per stare a galla; ma è normale, non avevi mai nuotato con tutto questo peso addosso.

La mia speranza sta nel ripetermi che la vertigine davanti al vuoto è naturale, e che l’unico a non aver mai paura di sbagliare è chi non ha scelta. Noi invece, alla nostra età, ci troviamo proprio a constatare per la prima volta l’incombenza della libertà.
E se anche mi pesano quei giorni in cui la uso in modo tutt’altro che adulto, mi consola sapere che non sono l’unica e che, sotto sotto, stiamo tutti andando avanti a tentoni.