Gerusalemme. 30 settembre 2016. Ci sono tutti quelli che contano: Obama, Hollande, Renzi, Netanyahu, Abbas, Bill Clinton, il principe Carlo, i reali spagnoli e molti altri.
La bandiera biancoazzurra con la stella di David che troneggia al centro avvolge la bara, come un neonato in fasce. Tantissime kippah, tradizionale copricapo ebraico, emergono fra la marea di teste che assistono alla cerimonia; un segno di rispetto per un uomo che il rispetto se lo è meritato tutto.

bara Peres

La famiglia dietro la bara di Shimon Peres ai suoi funerali – Gerusalemme, 30 settembre 2016
(GIL COHEN-MAGEN/AFP/Getty Images)

Shimon Peres, due volte premier, ex presidente israeliano e Premio Nobel per la pace, è morto il 28 settembre all’età di 93 anni in seguito alle complicazioni di un ictus. Lo scorso venerdí si sono tenuti i funerali per l’ultimo addio a quello che è stato “un grande del mondo” come lo ha ricordato il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu.

Ma chi era shimon peres?

Il tono fermo, lo sguardo dolce e i modi pacati di quando teneva i suoi discorsi non tradivano la caparbietà e la forza d’animo che c’era dietro questo uomo che ha fatto la storia di un paese, come lo stato di Israele, la cui storia non è mai stata semplice.

Shimon Peres

(AFP PHOTO/ERIC FEFERBERG)

Shimon nasce nel 1923 in un paesino dell’attuale Bielorussia da una modesta famiglia che dopo pochi anni dalla sua nascita emigra in Palestina, a Tel Aviv. Qui compie i primi studi e fin da subito si dimostra una figura brillante ed attiva nel panorama sionista diventando, a soli vent’anni, segretario del movimento giovanile laburista e prendendo parte nel ’46 al Congresso Mondiale Sionista. Partecipa anche alla guerra di indipendenza per lo Stato israeliano, prima arruolato come militare nelle Forze di Difesa Israeliane e poi come capo della marina.
I suoi successi lo portano fin negli Stati Uniti dove termina gli studi alla New York School for Social Research e dove frequenta Harvard.

È solo negli annni ’50 però, quando ritorna in patria, che Shimon comincia veramente il suo cursus honorum: direttore generale del Ministero della Difesa, membro del Parlamento Israeliano, cofondatore del nuovo Partito Laburista Israeliano.
Dopo aver ricoperto  questi ed altri importanti ruoli nel governo nazionale, nel 1974 si candida finalmente per la prima volta come Primo Ministro. Riesce ad ottenere l’incarico solo nel 1977, anche se non per molto e continua a candidarsi lungo tutti gli anni ’80 e primi ’90, alternando il ruolo di premierato a quello di ministro degli Esteri e delle Finanze.

Premio nobel e presidenza

Premio Nobel per la pace

Nel 1994 a Shimon Peres viene assegnato il Premio Nobel per la Pace insieme a Yitzhak Rabin e Yasser Arafat. (REUTERS)

Ma l’apice della sua carriera politica arriva a metà degli anni ’90 con il Premio Nobel per la pace, assegnatoli nel 1994 insieme a Yitzhak Rabin e Yasser Arafat in quanto architetto degli Accordi di Oslo, ancora oggi considerato uno degli accordi internazionali più importanti del Secondo dopoguerra. Si trattava infatti del frutto di una serie di negoziati che Peres stesso aveva tenuto per lungo tempo in segreto con l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), associazione con l’obiettivo dell’emancipazione del popolo palestinese, anche attraverso la lotta armata. Questi incontri furono finalizzati al raggiungimento di un’intesa fra le due parti e vertevano su questioni quali il ritiro delle forze israeliane da alcune zone critiche, la creazione dell’Autorità Nazionale Palestinese e la suddivisione di aree come la Striscia di Gaza e la Cisgiordania sotto diverse autorità territoriali. Il suo ruolo si rivelò indispensabile per la strenua difesa della pace e del dialogo con i palestinesi e per l’impegno da lui dimostrato nella ricerca di una soluzione al conflitto israelo-palestinese. Per la sua instancabile caparbietà fu addirittura paragonato a Sisifo, personaggio che, nella mitologia greca, era dannato per l’eternità a trasportare sulle sue spalle un enorme masso fino alla cima di un monte, dal quale il masso continuava puntualmente a cadere giù, e così di nuovo all’infinito. 

Il suo lato più umano non mancò di mostrare comunque debolezze e fasi meno limpide nel gestire le grosse responsabilità della sua carriera di Primo Ministro che non fu fatta solo di luci ma anche di qualche ombra. L’esempio più eclatante rimane l’autorizzazione nel 1996 di un attacco aereo su di un edificio in territorio palestinese sospettato di essere un covo di hezbollah ma che, in realtà, si rivelò essere un rifugio di civili. Questo attacco  provocò l’uccisione di oltre un centinaio di innocenti, fra cui quasi una quarantina di bambini e, per la sua portata, venne ricordato come Strage di Cana. La questione è stata e continua ad essere ancora oggi oggetto di discussioni e dibattiti irrisolti.

Qualche anno dopo, a coronamento di una carriera che rimane comunque ammirevole, nel giugno del 2007  Shimon Peres fu eletto nono presidente dello Stato di Israele, carica che mantenne fino al 2014 e che gli procurò grandissima popolarità fra l’opinione pubblica. In tutti questi ultimi anni ha continuato a perseverare con il suo atteggiamento di apertura nei confronti dei palestinesi; portando anche avanti trattative segrete con americani, palestinesi e giordani per ottenere avanzamenti in nome di quella pace da lui sempre ambita con fervore. 

Il padre di israele

Lo scorso gennaio i primi acciacchi: Peres, novataduenne, viene ricoverato per problemi cardiaci.
Il 13 settembre è colto da un’ischemia cerebrale, muore due settimane dopo a Tel Aviv.

Israele è distrutta, ha perso un altro dei suoi padri fondatori e, soprattutto, uno di quegli uomini ormai infrequenti dal grande coraggio e determinazione. A guidarla al momento resta il presidente Reuvem Rivlin e il primo ministro Benyamin Netanyahu, il quale al funerale ha salutato la salma con queste parole:

“Nel Medio Oriente in tumulto in cui solo i forti resistono, non si raggiungerà la pace se non garantendo la nostra potenza. Ma gli obiettivi sono la prosperità e la pace, per noi e per i nostri vicini”.

A questo punto, speriamo solo che tutto quello che Shimon ha fatto durante la sua vita non sia stato vano.