Siamo spesso portarti ad associare la carne ad un alimento “Dr. Jekyll e Mr. Hyde”: buono ma che può far male. Qualche mese fa l’Organizzazione Mondiale della Sanità annunciò l’esistenza di prove consistenti riguardo l’aumento del rischio di tumori causato da un consumo eccessivo di carne rossa e lavorata, disseminando il panico generale e fomentando dibattiti tra carnivori accaniti, salutisti confusi e vegetariani convinti. Come se non bastasse, molti ambientalisti sostengono che gli allevamenti di animali contribuiscano in modo sostanziale al riscaldamento globale. Tuttavia, a noi di Tasc piace esaminare le questioni fino in fondo: eliminare il consumo di carne risolverebbe davvero le sorti dei nostri corpi e del nostro pianeta?

Quanto consumano le mucche?

Si ritiene che l’industria alimentare “carnivora” sia uno dei maggiori pericoli per l’ambiente, contribuendo a quasi il 15% delle emissioni di gas serra. Tutto questo perché i bovini sono i più grandi produttori di scorrgas metano, il quale è uno dei maggiori responsabili dell’effetto serra. Pensate che i bovini sono più inquinanti di tutti gli aerei, automobili e treni messi insieme: una singola vacca produce fino a 50kg di metano all’anno. La superficie di terra utilizzata per gli allevamenti di animali, inoltre, raggiunge ben trentatré milioni di chilometri quadrati (che corrispondono quasi alla superficie dellAfrica, per intenderci). Se utopisticamente diventassimo tutti vegetariani il numero di animali d’allevamento si ridurrebbe moltissimo, lasciando così molta più terra libera. Naturalmente, una parte sarebbe necessaria per aumentare le coltivazioni di vegetali, ma con i dovuti provvedimenti le distese di terra in disuso potrebbero tornare al loro stato naturale di boschi e praterie. Di conseguenza, i livelli di anidride carbonica nell’aria potrebbero diminuire in modo significativo. Gli allevamenti di animali, poi, sono molto dispendiosi anche in termini di acqua e grano. Per fare un paragone, la produzione di una fiorentina richiede cinque volte più acqua della produzione della stessa quantità in calorie di frutta e verdura. Secondo la FAO solo il 10% del grano utilizzato per nutrire gli animali di allevamento si converte in carne, latte e uova. Il resto è necessario per sostenere l’animale nel corso della sua vita.

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Economicamente parlando…

vegetarianiIn un contesto piuttosto utopistico, i benefici sull’ambiente del diventare tutti vegetariani sembrano portare l’argomento a favore del vegetarianesimo. Tuttavia, però, in un mondo senza animali da allevamento verrebbero a mancare altri prodotti come latte, uova, lana e fertilizzanti, costringendoci a dover sostituire soprattutto gli ultimi con prodotti chimici e artificiali. È doveroso notare che l’eliminazione di tutto il bestiame comporterebbe una perdita anche in termini economici, non solo per i lavoratori del settore ma soprattutto nel mercato di pellame e della cosmetica. Le soluzioni biologiche alternative esistono, ma per controbilanciare un tale calo bisognerebbe aumentare le coltivazioni intensive di alcune piante. Di conseguenza si sacrificherebbe una parte delle foreste che avrebbero aiutato nello smaltimento dell’anidride carbonica. Ancora più sorprendente è che l’industria alimentare non vegetale offra lavoro a quasi un miliardo di persone in tutto il mondo, soprattutto nei paesi in via di sviluppo.

L’impatto della carne sulla nostra salute

In termini di salute, l’International Agency for Research on Cancer (IARC) ha considerato numerosi studi epidemiologici che mettono in relazione l’incidenza di tumori e il consumo di carne rossa e lavorata. La IARC ha costatato che un consumo di 50g di carne lavorata al giorno aumenterebbe il rischio di sviluppare il tumore al colon-retto del 18%, e molti ricercatori sono sempre più convinti che anche la carne rossa sia cancerogena. Tuttavia, anche se questi numeri possono sembrare relativamente bassi, si è calcolato che un’alimentazione più curata, quindi non solo più povera di carne ma anche di cibi grassi, alcolici e zuccherati, potrebbe ridurre lincidenza totale di tumori addirittura del 70%. Tuttavia, è chiaro che una dieta vegetariana debba essere studiata con attenzione, per evitare carenza nutrizionali. Le diete onnivore sono molto più ricche di vitamine, calcio, ferro, zinco e proteine. Alcuni di questi fattori possono essere recuperati mangiando legumi e verdure dalle foglie verdi, ma non del tutto, perché le proteine di origine vegetale non contengono alcuni degli amminoacidi per noi essenziali, e si potrebbe dover ricorrere all’assunzione di integratori alimentari. Forse non è tanto il consumo di soli vegetali a essere dannoso quanto lo sbilanciamento di una dieta poco varia. Anche i grassi animali possono essere “buoni” in entrambi i sensi.

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Un altro fattore importante da considerare è che l’assenza di animali da allevamento diminuirebbe il trend in crescita di infezioni resistenti agli antibiotici. Immaginatela così: una vacca malata può trasmettere un’infezione a decine di altre simili, costringendo l’allevatore a curarle con un antibiotico. Tuttavia il microrganismo responsabile per la malattia non sempre viene sterminato definitivamente, anzi: il piccoletto lotta per la vita fino alla fine, evolvendosi e riuscendo a resistere all’attacco del farmaco. La resistenza agli antibiotici è ormai diventato un problema serio, e si ritiene che l’abilità di alcuni batteri di difendersi dai farmaci stia aumentando più velocemente dell’innovazione scientifica e tecnologica necessaria per contrastarli. Se fossimo tutti vegetariani avremmo meno bisogno di utilizzare farmaci per curare gli animali da allevamento, contribuendo a ridurre la velocità di evoluzione batteriologica.

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Tiriamo le somme

La conversione dell’intera popolazione mondiale al vegetarianesimo è un’idea quasi surreale ma che cambierebbe notevolmente il mondo in cui viviamo. Ancora più utopistico è pensare che saremmo tutti disposti a rinunciare per sempre a mangiare carne e felici di sostituire una bella bistecca con un mazzetto di asparagi. Dubito che esista una soluzione perfetta che ci vede tutti vegetariani e spensierati, ma una piccola parte possiamo farla anche noi, magari riducendo il consumo di carne. Anche perché prima o poi sarà necessario: con la popolazione mondiale che raggiungerà i nove miliardi nel 2050 dovremo riprenderci circa il 25% della terra su cui ora vivono le mucche.