“2017 e ancora la gente usa Edge come browser web”. Frasi come questa su internet sono all’ordine del giorno. Personalmente mi fanno pure ridere perchè è assurdo, dannazione, che nel 2017 si utilizzi ancora un software Microsoft quando esistono decine di validi concorrenti. Tuttavia è bene stare attenti a non abusare di questa espressione poichè il suo campo di applicazione non è universale: vediamo perchè.

Il fatto

L’altro giorno su Facebook un mio conoscente ha condiviso una canzone di Fabri Fibra (e già così fa ridere, però ammettiamo che la scelta possa essere azzeccata) scrivendo due righe su quanto, anche a distanza di 10 anni, il testo fosse molto attuale, su quanto il terrorismo sia ancora una faccenda che ci preoccupa, su quanto gli incidenti stradali non siano diminuiti, su quanto le scuole ancora cadano addosso agli studenti. Il tutto accostando a questa serie di abomini i risultati del progresso tecnologico, davvero molto forte, conseguiti in questi 10 anni. Infine ci si chiedeva “Viviamo davvero nel mondo in evoluzione in cui crediamo di vivere?”.

In pratica il post di cui parlo è un gigantesco “2017 e ancora…” che travalica però quelli che ritengo siano i suoi limiti.

Il 2017 è il futuro

È indubbio che il progresso tecnologico sia straordinario: cose che non avremmo mai immaginato di vedere sono adesso la normalità. Siamo abituati a vedere salti generazionali di 6 mesi in 6 mesi (tranne per l’iPhone che monta ancora fotocamere da 12 mpx), tutto è connesso, tutto è digitale, tutto è social. Data la velocità con cui avanza tutto questo è innegabile che il 2017 suoni come il futuro, già solo perché ci permette di sperare in cose incredibili nell’arco di appena qualche anno. Mitici sono i post su Facebook di Riccardo Prodam, una vecchia ma sempre valida conoscenza del mondo digitale, in cui racconta quello che può dei suoi viaggi di lavoro in Silicon Valley, dove viene creato letteralmente il futuro. Date queste premesse è logico pensare a tanti piccoli miglioramenti che possono essere fatti in moltissimi aspetti della vita quotidiana, magari creando una semplice app, che non sono (ancora) stati attuati e allora giù di lamentele su quanto è illegale che nel 2017 [cosa a caso che secondo te è impossibile che succeda nel 2017]. Tutto bello, tutto giusto.

Il 2017 NON è il futuro

Dall’altra parte c’è l’essere umano. Una roba biologica. Una roba che è così da qualche migliaio di anni e che è diventata così in un tempo molto più lungo. Non è esattamente un iPhone che ogni anno esca quello nuovo (o quello vecchio con il processore nuovo). I nostri tempi di cambiamento sono molto più lunghi. Il 2017 in questa prospettiva è il maledettissimo presente, frutto del passato e seme del futuro. Se non è stato fatto prima un lavoro di costruzione è inutile indignarsi. Inoltre, la maggior parte degli anacronismi che percepiamo nei comportamenti umani hanno origine dall’ignoranza. Beh, vi svelo un segreto: ho ucciso io Mufasa l’ignoranza non scompare perché siamo nel 2017 e Google ci tira dietro internet. L’informazione si costruisce con la mentalità e non col mezzo. Gli uomini del 2017 non saranno diversi in mentalità da quelli di 50 anni prima. Certo, il contenuto del pensiero, l’approccio ai problemi, la capacità di risolverli sarà legata al contesto in cui vivono perché alla fine il contesto ti influenza. Tuttavia le differenze ci sono sempre state e sempre ci saranno. In pratica i cretini sono immortali.

“2017 e ancora…” in questi termini è una frase che avrebbero potuto dire anche i popoli della Mesopotamia, alla fine per loro il 2000 a.C. era l’avanguardia. Ci sono sempre migliori e peggiori, in ogni epoca.

Ai miei tempi sì che era diverso...

Ai miei tempi…

Diverse velocità

È chiaro allora come i due processi di sviluppo vadano a velocità estremamente diverse e questo permette di costruire le simpatiche battute “2017 e ancora…”. Col passare degli anni l’anacronismo sarà sempre più evidente e le differenze sempre più marcate. Chi sarà al passo coi tempi, chi sarà rimasto indietro. Non credo assolutamente si tratti di una questione di età ma solo di mentalità.

Il marketing del futuro

Non sento di aver fatto ragionamenti al di fuori della portata di nessuno. Credo che spesso, piuttosto, non si voglia guardare più lontano del proprio naso, preferendo una semplice denuncia da quattro soldi, velatamente mirata ai bersagli classici, a un ragionamento più controllato. Ci si vuole camuffare da quelli che sanno come dovrebbe girare il mondo oggi, rimanendoci male se le attese rimangono disilluse. Attese costruite, poi, sulla base di illusioni create per vendere un prodotto. “Ehi, lo vuoi il futuro? È qui, basta che cacci i soldi”. Il futuro vende molto bene. E mentre il futuro finto ci viene venduto tutto sommato a poco prezzo, quello vero rimane costruito sullo stampo di un passato sbiadito, in cui si guarda il GF (no, non è Google Foto). E il prezzo da pagare quale sarà?