In vista degli Oscar del 04 Marzo abbiamo deciso di realizzare, come negli scorsi anni, una rubrica straordinaria sui 9 film candidati per la categoria Miglior film.
Ogni giorno, dal 23 Febbraio al 3 Marzo, verrà pubblicato un articolo su ogni film in gara. Il 4 Marzo, infine, verrà pubblicato un mega-articolo a cui contribuiranno tutti e 9 gli autori delle varie recensioni; al termine dell’articolo presenteremo le nostre previsioni sul possibile vincitore: siamo fiduciosi di riuscire a indovinarlo questa volta!
Il primo film tra i 9 candidati che vi proponiamo è The Shape of Water (La forma dell’acqua).

The Shape of Water

L’acqua non può avere una forma, la devi racchiudere, contenere, per darle una forma!

Questo è quello che ho obiettato tra me e me leggendo quelle quattro parole: The shape of water. Un titolo intrigante,  qualcosa su cui non mi ero mai soffermata a riflettere: “che forma ha l’acqua?”

Guillermo Del Toro risponde a questa domanda non direttamente, ma attraverso una favola tanto delicata quanto cruda, in un costante alternarsi e contrapporsi elementi opposti, con un unico filo conduttore: L’acqua.

L’acqua è protagonista e mezzo, ambiente, è permeante e presente per tutta la durata della pellicola, ha il potere di annullare le differenze e unire laddove l’essere umano e la sua natura hanno sempre fallito. La connotazione fiabesca e la fotografia che Del Toro sceglie per le sue opere è più che mai una scelta vincente in questo film, una cifra stilistica inconfondibile che fin dai primi fotogrammi crea quell’atmosfera soffusa e onirica ben nota ai fan del regista.

La forma dell'acqua

La potenza assordante del silenzio

Da una parte abbiamo una creatura acquatica, forse una divinità, confinata in una minuscola vasca, incapace di comunicare con quel mondo che l’ha costretta a soffrire tra quattro pareti di vetro; dall’altra una creatura umana, chiusa fin da piccola nel silenzio e con un particolare legame con l’elemento protagonista, incapace anche lei di comunicare con quel mondo cui appartiene e non la comprende. Fin dall’inizio queste due diverse forme di silenzio ci vengono mostrate in tutta la loro semplicità e dolore, due solitudini che trovano nell’acqua e nell’assenza di suoni un punto d’incontro e di comprensione.

Le contrapposizioni non si fermano: c’è la guerra fredda, la contrapposizione storica per antonomasia, a fare da sfondo a questa fiaba. C’è uno scontro tra una realtà nascosta e una palese bugia quotidiana, tanto dolorosa quanto necessaria per la sopravvivenza. C’è uno scontro tra due diverse classi sociali, un antagonista che emerge in questo squallido contesto fatto di luoghi comuni e di un arrogante approccio al mondo.

Guillermo ha definito questa pellicola un omaggio al cinema;  dichiara in un’intervista :

“Volevo fare un film che dicesse alla gente quanto io amo i film”

Cosi in The Shape of Water troviamo riferimenti al cinema hollywoodiano, fantasy, b-movie anni cinquanta, musical, commedia romantica e la giusta dose di black humor perfettamente bilanciati.

La creatura acquatica

Situazioni e pregiudizi

The Shape of Water, uscito nelle sale italiane il 14 di febbraio, è una fiaba d’amore raccontata al pubblico in sala dalla voce di Richard Jenkins, vicino di casa e amico di Eliza, la protagonista interpretata da Sally Hawkins. Accanto a loro Doug Jones – legato al regista messicano da circa vent’anni e che per lui già ha vestito i panni del Fauno ne “Il Labirinto del fauno” e di  “AbeSapien in “Hellboy”. Michael Shannon, perfetto nel ruolo del cattivo accecato dai suoi stessi pregiudizi, Michael Stuhlbarg, la nemesi di Shannon, e Octavia Spencer, amica fidata e “voce” della protagonista Eliza.

Un film che, di sicuro, non lascia lo spettatore indifferente: nel bene e nel male, anche quando il giudizio è distante dall’essere positivo, guida il suo pubblico a soffermarsi su tematiche fin troppo familiari al nostro contesto storico come la diversità, il pregiudizio, l’isolamento. Tutto ciò senza mai forzare gli eventi , semplicemente permettendo alle vicende e ai personaggi di evolversi secondo la loro natura. In un caso o nell’altro chi guarda questo film si porrà delle domande, si chiederà in che modo un pregiudizio può condizionare un evento mentre le immagini si susseguono a un ritmo sostenuto, capace di tenerti attento fino all’ultimo minuto senza risultare frenetico e confuso.

Per me promosso a pieni voti.