In vista degli Oscar del 04 Marzo abbiamo deciso di realizzare, come negli scorsi anni, una rubrica straordinaria sui 9 film candidati per la categoria Miglior film.
Ogni giorno, dal 23 Febbraio al 3 Marzo, verrà pubblicato un articolo su ogni film in gara. Il 4 Marzo, infine, verrà pubblicato un mega-articolo a cui contribuiranno tutti e 9 gli autori delle varie recensioni; al termine dell’articolo presenteremo le nostre previsioni sul possibile vincitore: siamo fiduciosi di riuscire a indovinarlo questa volta!
Il terzo film tra i 9 candidati che vi proponiamo è Call Me by Your Name.

Call Me by Your Name

Era oggettivamente difficile interpretare in forma cinematografica la grande opera di André Aciman, tuttavia, Luca Guadagnino è riuscito nell’impresa di far trasmettere le stesse emozioni e sensazioni, se non in maniera ancor più avvincente di quanto proverebbe un lettore avendo tra le mani il romanzo dello scrittore francese.

Il messaggio che vuole far trasparire il film, in ultima analisi, è una speranza di ottimismo. Perché paradossalmente, tutta la storia, lasciando stare la delusione sentimentale di Elio (un talentuosissimo Timothée Chalamet), dovrebbe esser interpretata in chiave ottimistica.

Emblematico è in tal senso, il discorso a fine pellicola, tra Elio e suo padre, il quale gli ricorda che la vita è breve e che non bisogna in nessun modo esser influenzati da fattori esterni, quali la paura dell’opinione altrui e i giudizi di coloro che la pensano diversamente. Di fatto è stato questo l’elemento che ha frenato il padre di Elio (un ancora più talentuoso Michael Stuhlbarg), in gioventù, ad abbandonarsi ad un simile sentimento che andava oltre la semplice amicizia con un suo coetaneo.

Elio e Oliver a Crema

Timidezza e sfrontatezza

C’e una sorta di sipario che divide la paura, la vergogna e la timidezza del padre con l’apertura mentale, la sfrontatezza ed il disinteresse per ciò che potrebbe pensare la gente, da parte di Elio.

Ergo l’ottimismo di fondo di questo gioiellino di Guadagnino, il quale viene adornato con un setting particolarmente nostalgico. A far da sfondo alla vicenda vi è la torrida estate dell’84, che ha come location le campagne nei pressi del Lago di Garda e la bellissima Crema, con la celebrazione dei suoi monumenti, a partire dall’emblematico Monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale. Emblematico, proprio perché è questo il luogo a far da testimone ad uno dei momenti più importanti dell’intero film, ossia la confessione, seppur in modo implicito, di ciò che Elio prova per Oliver.

Elio al pianoforte

Crema come parte integrante della pellicola

Non sarebbe errato, dunque, affermare che fondamentalmente sono 3 i veri personaggi principali del film di Guadagnino: Elio, Oliver e la meravigliosa Crema.

Sempre legato all’aspetto delle bellezze architettoniche della città di Crema, vi è un elemento ancora più importante nell’economia della piena comprensione della pellicola: la celebrazione della bellezza in tutte le sue forme. Molte delle scene sono arricchite dall’armonia dei quadri all’interno della casa della famiglia di Elio, per non parlare dei continui rimandi alla perfetta estetica ed eleganza delle citazioni dei classici, di cui Elio si nutre costantemente.

Altri riferimenti di questo genere, possono essere le statue greche che vengono trovate nelle acque del lago, oppure l’eleganza delle melodie delle note di Bach, provenienti dalle talentuose mani di Elio al pianoforte.

Tuttavia questi continui rimandi alla bellezza non sono casuali, ma sono cruciali al fine di far capire allo spettatore il modo con cui l’innamorato Elio guarda l’aspirante professore archeologico.

Per lui Oliver (o “Elio”, come lo chiamerebbe lui) è come una di quelle statue, in tutta la loro perfezione e imponenza.