In vista degli Oscar del 04 Marzo abbiamo deciso di realizzare, come negli scorsi anni, una rubrica straordinaria sui 9 film candidati per la categoria Miglior film.
Ogni giorno, dal 23 Febbraio al 3 Marzo, verrà pubblicato un articolo su ogni film in gara. Il 4 Marzo, infine, verrà pubblicato un mega-articolo a cui contribuiranno tutti e 9 gli autori delle varie recensioni; al termine dell’articolo presenteremo le nostre previsioni sul possibile vincitore: siamo fiduciosi di riuscire a indovinarlo questa volta!
Il quarto film tra i 9 candidati che vi proponiamo è Dunkirk.

Dunkirk

Il film di Christopher Nolan racconta un importante momento storico del maggio del 1940, quando un numeroso contingente formato da forze britanniche e francesi, si ritrovò intrappolato in Francia sulle coste di Dunkerque: di fronte l’esercito nazista che avanzava inesorabilmente, dietro di loro solo il mare. E per quanto quello della Manica sia tecnicamente uno spazio marittimo ristretto, era impossibile per le truppe rimaste bloccate sulle coste attraversarlo senza navi.  Mentre i francesi, che già davano per persa la loro situazione in patria, resistevano strenuamente all’avanzata nemica. Gli inglesi invece sentivano la pressione di dover riorganizzare le difese per bloccare l’avanzata del Reich verso la loro nazione. La marina britannica era più imponente e strategicamente forte di quella nazista, ma considerevole parte della fanteria era concentrata a Dunkerque, e perderla avrebbe significato perdere le difese su tutti i possedimenti coloniali. Un’evacuazione totale dei 400.000 soldati circa bloccati a Dunkerque sarebbe stata una mossa strategica perdente, data l’incombenza delle truppe naziste e l’impegno di aviazione e marina su altri fronti, pertanto il comando britannico decise di approntare un’operazione di salvataggio disperata e fulminea.

Dynamo” si prefiggeva di salvare circa 40.000 soldati, contava su alcune navi della marina britannica e sulla requisizione di imbarcazioni civili che avrebbero dovuto percorrere la Manica, imbarcare più soldati possibile e riportarli in patria, sempre sfuggendo al pericolo dell’aviazione tedesca, degli U-Boat e delle mine.

I soldati bloccati a Dunqerkue

Le tre linee narrative

Dunkirk è sicuramente una delle opere più ambiziose di Nolan, che ha cominciato a progettare il film già negli anni novanta. La sua idea embrionale era di girare il tutto senza una sceneggiatura precisa, ma dissuaso dall’idea stese comunque una sceneggiatura brevissima (solo 76 pagine) per potersi concentrare sull’azione, utilizzando comunque uno stratagemma efficientissimo che divide il film in tre linee narrative diverse che si accavallano: c’è una prima linea che vede i fatti dal punto di vista terrestre e copre un arco temporale di una settimana attraverso l’occhio del soldato Tommy, una seconda che tratta il punto di vista “marino” e dura un giorno ed accompagna il coraggioso Mr. Dawson, che col figlio Peter e l’amico George, invece di lasciar requisire la sua imbarcazione decide di guidarla lui stesso verso le coste francesi; infine una terza aerea che invece racconta un’ora, dove una squadriglia di caccia combatte per garantire una via di fuga il più sicura possibile ai commilitoni di fanteria. In queste tre linee si accavallano le storie ed i personaggi, creando un racconto corale dell’evento da un punto di vista prettamente “britannico”.

Il protagonista che scorge i caccia nemici

Lontano dai canoni hollywoodiani

Quello che invece non compare nel film sono i soldati tedeschi, né tanto meno leader politici o militari d’alto rango: Nolan intelligentemente decide di estrometterli per non dare alcun connotato politico, ma piuttosto una lettura più vicina alla vicenda umana. Al di là delle ovvie e necessarie romanzature, il film ha un approccio storicamente accurato che anche molti critici hanno apprezzato, ed è interessante anche notare che manca quel classico appeal hollywoodiano che vuole storie di vittoria e prettamente americane: quello di Dunkerque è invece un evento che ricorda una sonora sconfitta, e una pagina angosciante dell’ascesa nazista.

A tutto questo va anche aggiunta la straniante colonna sonora di Hans Zimmer, che ha fatto tanto parlare per la scelta di suoni più che di vera e propria musica, e per il sapiente utilizzo della scala Shepard per rinforzare le sensazioni trasmesse dalle immagini.

Cillian Murphy in una scena del film

Una perla rara

Quindi Dunkirk è candidato di tutto diritto agli Oscar 2018? Assolutamente si. Un grande apprezzamento concorde tra pubblico e critica, ed il fato che Goffredo Fofi lo abbia sonoramente schifato dimostra che l’opera di Nolan è un capolavoro di fine fattura. Certo, questo comunque non gli garantisce di trionfare in tutte le categorie, dove trova avversari agguerriti e validi, ma difficilmente la squadra che ha confezionato questo war movie poco convenzionale tornerà a casa a mani vuote, e lo dimostra il fatto che già prima della fatidica notte delle statuette, i riconoscimenti non hanno tardato ad arrivare. Dunkirk in conclusione è un film potente ed emozionante, soprattutto quando è possibile toccare il coraggio e lo spirito di sacrificio di alcuni protagonisti, ma anche la corale, vicendevole ammirazione tra civili e militari, coscienti che l’uno sta salvando l’altro e viceversa. Ecco, questo trionfo quasi romantico dello spirito umano è il fulcro di Dunkirk, e averlo saputo cogliere senza per questo cadere in patriottismi stupidi o nazionalismi sterili. Inoltre, riuscire a dire la propria anche in un genere dai canoni stringenti come il cinema di guerra non è da tutti, ed è per questo che Dunkirk merita ogni singola candidatura, e a prescindere da come andrà a finire la Notte degli Oscar, il lavoro di Christopher Nolan è un perla rara nella vastissima e spesso insignificante produzione moderna cinematografica.