In vista degli Oscar del 04 Marzo abbiamo deciso di realizzare, come negli scorsi anni, una rubrica straordinaria sui 9 film candidati per la categoria Miglior film.
Ogni giorno, dal 23 Febbraio al 3 Marzo, verrà pubblicato un articolo su ogni film in gara. Il 4 Marzo, infine, verrà pubblicato un mega-articolo a cui contribuiranno tutti e 9 gli autori delle varie recensioni; al termine dell’articolo presenteremo le nostre previsioni sul possibile vincitore: siamo fiduciosi di riuscire a indovinarlo questa volta!
Il sesto film tra i 9 candidati che vi proponiamo è Il Filo Nascosto.

Il Filo Nascosto

Se qualcuno dovesse chiedermi chi è, secondo me, il miglior regista degli ultimi vent’anni, la mia scelta, mettendo da parte quel mezzo folle di David Lynch e tenendo conto del parziale appannamento dell’ultimo Malick, cadrebbe senza dubbio su Paul Thomas Anderson. Se c’è stato qualcuno che negli ultimi anni ha saputo rappresentare la società americana nel modo più significativo, vuoi per rappresentare l’ascesa di uno spietato uomo d’affari (Il Petroliere) o mettere in scena una parodia dell’industria pornografica (Boogie Nights) piuttosto che descrivere la paranoia e l’isteria del mondo moderno (Magnolia e The Master) passando anche per episodi meno complessi sia di carattere romantico (Ubriaco D’amore) che di stampo criminale (Sydney), quello è stato sicuramente il regista californiano. In tal senso Vizio di Forma, la sua penultima fatica, può essere considerata un episodio inevitabile nella sua carriera visto che Thomas Pychon, autore del libro da cui il film è tratto, è un autore che ha fortemente influenzato la filmografia di Anderson.

Un amore tormentato

A differenza degli altri lavori, però, Il Filo Nascosto è ambientato a Londra negli anni cinquanta e racconta la storia di Reynolds Woodcock (Daniel Day Lewis), famoso stilista londinese che trascorre la sua vita con la continua ossessione per il suo lavoro insieme a sua sorella Cyril (Lesley Manville). Reynolds, però, interrompe la sua routine quando in una locanda incontra e si innamora di Alma (Vicky Krieps), giovane cameriera che finirà per essere parte attiva nella vita e nel lavoro dello stilista.

Il primo film che mi è venuto in mente guardando Il Velo Nascosto è stato Primo Amore di Matteo Garrone, le somiglianze ci sono soprattutto per quanto riguarda lo stile in cabina di regia, con primi piani che isolano i protagonisti e focalizzano l’attenzione soprattutto verso i personaggi anche grazie a una fotografia dalle tinte prevalentemente chiare che esalta la fisicità degli attori. Ma la caratteristica principale del film sta tutta nella tematica: ovvero l’amore tormentato dei due protagonisti ostacolato dall’ossessione di Reynolds per il suo lavoro. Il pregio di Anderson è quello di lasciare alla sua ottima regia quanto non viene lasciato trasparire a livello di sceneggiatura (anch’essa opera del regista), anche se questo in alcuni tratti del film porta lo stesso ad alcuni espedienti formali (vedi l’incontro tra Reynolds ed Alma) che funzionano splendidamente, vista la bravura degli attori e del regista, nonostante non ci sia un approfondimento strutturato.

Gli attori: il collante della pellicola

Ed è proprio sugli attori che si regge gran parte del film, perché se è vero che Anderson trasmette la sua bravura tramite le immagini bisogna fare il giusto elogio anche gli attori. Su Daniel Day Lewis non credo ci sia molto da dire: l’attore irlandese non fa altro che confermare quanto di straordinario ha fatto vedere in passato, la sua immedesimazione nel personaggio è, come al solito, riuscita e riesce a comunicare tutto il tormento e la passione che ha per il suo lavoro e per Alma; e da un attore che in carriera ha ricevuto tre statuette dall’Accademy, centellinando le sue interpretazioni, non potevamo aspettarci altro. Diverso invece è il discorso per Vicky Krieps, attrice meno navigata ed apparsa un po’ più impacciata nel recitato ma che nelle movenze e nelle espressioni facciali riesce a creare una certa empatia con il personaggio di Lewis ed in alcuni tratti riesce ad ergersi a vera protagonista. Entrambi sono in grado – insieme a Lesley Manville, che, purtroppo, credo verrà ingiustamente snobbata un po’ da tutti alla premiazione – di mettere in scena quanto non viene indicato in superficie. La storia tra i due protagonisti, infatti, è molto più complessa di quello che sembra e nel film manca un vero e proprio approfondimento psicologico dei loro comportamenti, così come non gode di molto spazio, almeno in superficie, il tema dell’amore deviato e tormentato dei due, uniche eccezioni sono i primi piani morbosi dedicati a Alma e Raynolds o, meglio ancora, la scena in cui vengono prese le misure ad Alma, e dove anche Lesley Manville da il suo grosso contributo.

Il FIlo Nascosto è un film delicato, accompagnato dalla colonna sonora di Jonny Greenwood, chitarrista dei Radiohead, che ritroviamo nella sua versione più conservativa. Un film che vive su un equilibrio precario ma che grazie a tutti – attori e regista/sceneggiatore –  riesce a trovare le giuste proporzioni. Paul Thomas Anderson, si conferma così sui buoni livelli su cui si è assestato negli ultimi anni dopo averci regalato diverse perle sparse nella sua filmografia. Una prestazione che si amalgama alla perfezione con quella degli attori e in cui il collettivo riesce a colmare i piccoli difetti sparsi nella pellicola. Un’opera poetica che lascia parlare soprattutto le immagini e la bravura dei due protagonisti principali.