In vista degli Oscar del 04 Marzo abbiamo deciso di realizzare, come negli scorsi anni, una rubrica straordinaria sui 9 film candidati per la categoria Miglior film.
Ogni giorno, dal 23 Febbraio al 3 Marzo, verrà pubblicato un articolo su ogni film in gara. Il 4 Marzo, infine, verrà pubblicato un mega-articolo a cui contribuiranno tutti e 9 gli autori delle varie recensioni; al termine dell’articolo presenteremo le nostre previsioni sul possibile vincitore: siamo fiduciosi di riuscire a indovinarlo questa volta!
Il settimo film tra i 9 candidati che vi proponiamo è Lady Bird.

Lady Bird

Lady Bird: l’opera prima di Greta Gerwig.
Ho visto questo film due volte per giudicarlo meglio. Sono abbastanza convinto (e ne sono completamente certo per quanto riguarda me stesso) che chiunque alla prima visione effettui un giudizio che è prettamente di pancia, mentre a seguito di un rewatch, si può giudicare la pellicola in maniera molto più obiettiva.
In questo modo fornire un giudizio completo dovrebbe essere più semplice. Nulla di più errato.
Aver visto una seconda volta questo film mi ha solo reso più indeciso su come giudicarlo. Questo perché, al termine della prima visione, lo avevo etichettato con un sonoro “MEH” e stavo già per denunciare i membri dell’Academy, ma poi mi sono (parzialmente) ricreduto.
Perché Lady Bird non è certamente un capolavoro, ma ha sicuramente degli interessanti spunti di riflessione.
E quindi, dopo un travagliatissimo blocco dello scrittore e la conseguente epifania in pieno stile Joyce, ho deciso di analizzare la pellicola ponendo separatamente l’attenzione sui personaggi e poi sulla trama (mi astengo dall’esprimermi sulla fotografia e sulle inquadrature perché, sinceramente, non credo di averne le competenze adatte).

I personaggi

Il centro gravitazionale di questo film è senza dubbio la bravissima (ma potrei essere di parte, dato che la amo dai tempi di Grand Budapest Hotel) Saoirse Ronan. Accanto a lei si intervallano però una serie di personaggi che possono essere suddivisi nei seguenti gruppi:
1) La madre
2) Tutti gli altri

Gruppo 1: Le McPherson

Lady Bird e la madre mentre si prova i vestiti

Credo non vi sia alcun dubbio sul fatto che Lady Bird sia il fulcro dell’intera pellicola. E’ presente in praticamente ogni scena, ogni inquadratura, e la cosa non è poi così strana dato che il tema principale del film.
Se analizzassimo in maniera impersonale Lady Bird ci troveremmo di fronte ad una ragazzina egoista e irresponsabile; la cosa interessante è che non riesco a odiarla.
Mi spiego meglio.
Sono la tipica persona che prova un senso di ribrezzo per questo genere di cose; ma non sono riuscito, nemmeno dopo la seconda visione, ad odiarla. Credo che la motivazione sia che Lady Bird impersona un po’ tutti noi. Tutte le stupidaggini, gli errori, gli atteggiamenti egoistici che compie nel film si sono manifestate (in maniera più o meno accentuata) nell’adolescenza di ognuno di noi, e proprio non ce la faccio a sputare nel piatto dove ho mangiato.

L’unico personaggio che è in grado di rubarle la scena nel corso dei 94 minuti è la madre.
Il rapporto tra le due è sicuramente il motore e il miglior pregio di questo film. Il loro è un vero e proprio Odi et Amo ed è anch’essa una caratteristica che rende il film vero, perché anche in questo caso è un po’ quello che succede tra ogni madre e ogni figlio/a.
Possiamo notare che, indirettamente, madre e figlia maturano entrambe grazie all’altra (i 10 minuti finali con le “ammissioni di colpa” di entrambe ne sono la prova più lampante).
Dunque riguardo questo punto posso solamente lodare il modo in cui questi due personaggi siano stati costruiti dalla Gerwig.

Gruppo 2: I bruchi

Siamo arrivati a loro: “tutti gli altri“. Quelli che, per comodità, d’ora in poi chiamerò “I bruchi“.
Ebbene sì, perché se Lady Bird e la madre sono dei personaggi costruiti benissimo gli altri li ho trovati tutti solamente abbozzati, di contorno.
Andandoli ad analizzare singolarmente mi sono trovato di fronte ad un numero impressionante di stereotipi e cliché.
Timothee Chalamet interpreta il tipo tenebroso, affascinante e un po’ stronzo.

Vi è poi l’amica di una vita che viene trascurata per un’amicizia più alla moda (ma poi ovviamente vi è la riconciliazione): BONUS DOPPIO CLICHE’.

Vi è poi il primo amore che si rivela, ovviamente, una delusione (eh sì, lo hanno fatto omosessuale perchè boh). Il padre è anch’esso un clichè, forse il più grande di tutti, del tipo buono oltre ogni difficoltà. Greta: le persone depresse non sono così eh. Vabbè: esigenze di trama.

Tralascio sugli altri anonimi membri della famiglia McPherson allargata e anche su padre Leviatch che viene introdotto e poi scompare anch’esso nell’oblio (inizialmente credevo che si sarebbe sviluppata un storyline secondaria su di lui, vi giuro).
In definitiva: tutti gli altri personaggi sono solo funzionali allo svolgimento della trama, compaiono in spezzoni per poi scomparire e magari ricomparire all’occorrenza.
Ed è per questo che per me tutti gli altri personaggi sono solamente dei bruchi, in attesa che qualche buon sceneggiatore li trasformi in delle splendide farfalle. Magari alla prossima.

Lady Bird che taccheggia

La trama

Passiamo adesso alla trama che ha anch’essa ha i suoi pro e i suoi contro.

Il film parte alla grande: madre e figlia in viaggio in auto, la prima discussione, Lady Bird apre la portiera e si butta. WOW.
Ecco: purtroppo quel “WOW” si affievolisce ben presto e lo svolgimento è quantomeno piatto, tranne nella parte finale. A rovinare un po’ la situazione vi sono alcuni dialoghi che mi hanno fatto davvero cadere le braccia e che non potevo non includere in questa recensione:

“Puoi toccarmi le tette se vuoi”
“Lo so, ma ti rispetto troppo per farlo”
“Grazie, anch’io ti rispetto troppo e se avessi le tette non te le toccherei nemmeno io”

Okay ragazzi, non so se è colpa dell’anno oppure dell’ambientazione, ma non credo che esistano due 18enni che direbbero cose del genere. Ma anche in questo caso cerchiamo di sorvolare.

Oltre questi piccoli difetti (che sono comprensibili da parte di una persona che si siede per la prima volta dietro la macchina da presa) vi è una storia che, sempre grazie alla grande interpretazione della Ronan, diventa quantomeno esuberante e potente.
Non solo: Lady Bird è anche un personaggio estremamente dolce e gli ultimi 15 minuti, devo essere sincero, mi hanno fatto anche commuovere.

Lady Bird e la madre in viaggio

Partire per tornare

A rendere ancora più verosimile la vicenda vi è la grande attenzione posta sulla città natale di Lady Bird: Sacramento.
Ed è questa la vera metafora del film.

Perché si va via? Per poter tornare indietro. Per vedere il luogo da cui si proviene con nuovi occhi e nuovi colori. E anche le persone che sono lì ti vedono in modo diverso. Tornare indietro da dove si è venuti è diverso da non essere mai partiti.” -Terry Pratchett

Non è solo la storia di un’adolescente spocchiosa e di una madre irreprensibile. E’ un po’ la storia di tutti noi; perchè in realtà siamo tutti un po’ Lady Bird, pardon: Christine.