In vista degli Oscar del 04 Marzo abbiamo deciso di realizzare, come negli scorsi anni, una rubrica straordinaria sui 9 film candidati per la categoria Miglior film.
Ogni giorno, dal 23 Febbraio al 3 Marzo, verrà pubblicato un articolo su ogni film in gara. Il 4 Marzo, infine, verrà pubblicato un mega-articolo a cui contribuiranno tutti e 9 gli autori delle varie recensioni; al termine dell’articolo presenteremo le nostre previsioni sul possibile vincitore: siamo fiduciosi di riuscire a indovinarlo questa volta!
L’ottavo film tra i 9 candidati che vi proponiamo è L’ora più buia.

L’ora più buia

Quando sono andato al cinema a vedere questo film non avevo alcuna aspettativa: ormai non è più così raro che una manciata di film ordinari, piatti e a tratti noiosi, riescano ad avere una candidatura tra quelle più importanti per la statuetta lucida.
Il mio timore era che “L’ora più buia” facesse parte di questa categoria e, ahimé, non posso dire che le mie paure fossero totalmente infondate. Nel clima di grande agitazione di un periodo storico con il quale ormai siamo tutti abbastanza familiari, ritroviamo un’ Inghilterra in preda all’incertezza: dopo le dimissioni del Primo Ministro Chamberlain e con la camera dei Lord che rumoreggia nel caos più totale, il ministro degli esteri Halifax viene chiamato a guidare il popolo del thè delle cinque. Halifax, però, non sembra disposto ad assumersi la responsabilità di gestire una situazione così delicata, per cui rifiuta l’incarico e – con non poche riserve da parte sia del Governo che della Corona – la scelta ricade sul Primo Lord dell’Ammiragliato, Winston Churchill.
L’ora più buia ci racconta quindi la storia dell’insediamento come Primo Ministro di una delle figure più emblematiche e controverse della storia politica britannica, e più in generale la gravosa scelta dell’Inghilterra sulla natura dell’inevitabile reazione al famelico avanzamento delle truppe guidate da Hitler.

Winston Churchill (Gary Oldman) mentre fuma un sigaro

L’Inghilterra ha la testa nella bocca della tigre

Il film di Wright si pone come prequel perfetto (dal punto di vista degli avvenimenti storici) di Dunkirk (ne abbiamo parlato qui) raccontando tutto il periodo all’alba dell’Operazione Dynamo, prima grande manovra del brillante politico britannico per salvare ciò che restava dell’esercito inglese sulle coste francesi. Stesso periodo storico, stessa storia ma con prospettive completamente diverse: se con Dunkirk abbiamo potuto percepire la sabbia sotto le mani e lo scrosciare del mare, qui saremo immersi nell’acre odore di sigaro fumato a grandi boccate e senza sosta dal protagonista.
Il personaggio di Churchill è stato studiato in maniera perfetta, a tratti maniacale. Numerose ore di tortura in sala trucco sono servite a Gary Oldman per perdere completamente le proprie fattezze ed assumere quelle del Primo Ministro. L’interpretazione che ne segue è sicuramente di spessore: Oldman sacrifica se stesso raggiungendo una performance credibilissima e vibrante. La costruzione di un personaggio così ampiamente strutturato e rappresentato non è per nulla banale, ci ritroviamo di fronte ad un uomo che vive conflittualmente su più fronti: da un lato la difficoltà di tener fede alla sua convinta decisione di procedere con la risposta militare contro l’avanzata tedesca nonostante la completa sfiducia del suo Governo e del suo Re, mentre dall’altro la pressione e il terrore delle imminenti sconfitte al fronte parallelamente all’acquisizione delle notizie dal fronte.

Winston Churchill assieme alla moglie

Churchill non lascia spazio a nessuno

I personaggi che finiscono inesorabilmente a fare da contorno sono Kristin Scott Thomas che, come moglie del novello primo ministro, rivendica maggiore spazio ritrovando un personaggio ben caratterizzato, ma schiacciato dalla scrittura. Con una strizzatina d’occhio al Discorso del Re, un cinico e ormai maturo Ben Medelsohn nei panni di Giorgio VI, cambia completamente il suo approccio con Churchill nel corso della durata della pellicola facendo sì che il rapporto si evolva da “è come togliersi un dente una volta a settimana” alla piena ed incondizionata fiducia nella strategia politica e militare del Primo Ministro di fronte all’incombente minaccia nazista.
Il personaggio che meno mi ha colpito per evidenti motivi è quello della segretaria interpretata da Lily James. Quest’ultima incarna il punto di vista degli spettatori, ci permette di fare esperienze delle varie sfumature del carattere di Churchill, il suo lato burbero ma amorevole, la ferrea concentrazione nel preparare un discorso, la volontà di voler stupire e coinvolgere. E’ inevitabile che procedere nel corso di tutta la vicenda al fianco di un personaggio dal carisma così totalizzante lascia poco spazio alla segretaria stessa di crescere sullo schermo, di acquisire spessore e di uscire fuori da una scrittura in questo caso banale e vittima dei soliti cliché del personaggio-spalla. Il lavoro così imponente e profondo nel sottolineare il lato umano del Primo Ministro rischia di offuscare tutto ciò che non lo riguarda personalmente: a mio avviso questo squilibrio rappresenta davvero “l’ora più buia” de “L’ora più buia”.

Churchill: victory!

Non memorabile

Il film di Wright ha il vanto di essere esattamente come ci si aspetta da un film biografico essendo pulito, ordinato, persino ben ritmato ma a tratti poco coraggioso. Probabilmente scottato dal flop “Pan” non si è voluto spingere più in là di quanto già visto con Anna Karenina. In poche, pochissime scene il regista si arma di un atteggiamento diverso servendosi di carrellate, scene dinamiche, focus su ciò che succede al fronte: lì il tutto assume uno stile pomposo, ma contribuisce a creare inquadrature finalmente interessanti ed inedite.
Bruno Delbonell immagina una fotografia di grande fascino ed impatto che non rischia di deludere le aspettative, accrescendo l’enfasi generale aiutato anche da un buon comparto sonoro e dalle musiche dell’italianissimo Dario Marianelli.
Nonostante tutto una grande interpretazione di Oldman sostiene sulle sue spalle un film funzionale, ma non assolutamente memorabile nonostante tratti temi interessanti ed offra uno spaccato (seppur non inedito) sull’uomo Winston Churchill.
Postilla necessaria: consiglio più che vivamente di vedere il film in lingua originale. Purtroppo il doppiaggio italiano e ancor di più l’adattamento rendono decisamente male l’interpretazione del cast e fanno sprofondare l’intero film in un’atmosfera mediocre che non gli rende assolutamente giustizia.