…ha sempre e solo due facce. Comunque la osservi, la giri, la interpreti, ha sempre e solo due facce. Luce e oscurità. Forte e debole. Sopra e sotto. Felice e triste. Sano e malato. Ricco e povero. L’universo intero ci comunica la dualità, perché su quella fonda le sue leggi fisiche che lo regolano e gli permettono di esistere.

Vivere la dualità ti fa camminare sulla medaglia. E’ questa la Vita?

C’è chi l’ha cercata nel mezzo, pensando e credendo che dove le due parti si incontrano deve esserci il paradiso, o qualcosa di simile. Magari hanno trovato la serenità dell’indipendenza, ma sempre nella medaglia si trovano.

Ipotizzo che lo scopo ultimo della vita, questa nostra, terrestre, tridimensionale vita sia nel poter prendere la medaglia, sì da poter cogliere una dimensione più ampia dell’esistenza.

Come? Accrescendo l’energia che compone la materia di cui siamo fatti? Ampliando la coscienza fino a fondersi nell’ Unimente? Immergendo lo spirito nelle acque profonde del non-essere? Ci sono tante ricette quante può arrivare a pensarne un grande Chef.

Le strade che portano a Roma sono molteplici, alcune agevoli e lineari, altre tortuose e ricche di difficoltà. A noi la scelta della meta e del percorso, secondo i gusti e le inclinazioni di ciascuno. Il diritto alla vita ci garantisce anche il diritto a gettarla nel water. Nessuno si permetta di avanzare critiche, anche al più meschino degli esseri.

Nel dolore si tempra lo spirito più forte, così come nel fuoco si forgia la lama più letale.