Sono sempre stato abituato a pormi degli obiettivi: forse è un mio modo di vivere la vita, o forse è semplicemente la condizione necessaria che mi permette di andare avanti a testa alta. Non sono il tipo di persona che costruisce castelli in aria; piuttosto rimango fin troppo spesso con i piedi in terra. Sempre obiettivo, razionale, realista: sono rare le volte in cui il mio modo di agire o di pensare possa esser considerato da sognatore. Il mio vivere è una continua ricerca di certezze (chiamiamole traguardi) che, per quanto lontane possano essere, è mia consuetudine raggiungere costantemente, ad eccezione di questa occasione. Per questo non sono solito fantasticare mete irraggiungibili, bensì proiettare, piuttosto, i miei propositi verso intenti fondati su dati reali (certi) e fortemente probabili. Ho un carattere particolarmente insicuro, anche se tento di non darlo a vedere. Al contempo, però, (ahimè sembra una contraddizione bell’e buona) ho una grande stima di me: sono cosciente delle mie competenze, dei miei mezzi e delle mie capacità, così come ho coscienza dell’impegno che applico in ciò che faccio. Come ogni essere umano, ho delle passioni che, per quanto tenti di ignorare, non riuscirò mai a posporre a ciò che, in realtà, meriterebbe un prioritario interesse. Saranno pertanto infiniti i difetti che mi si possono attribuire e altrettante saranno le mie scelte che i più considererebbero inopportune, ma non per questo sono, a mio parere, da giudicare o penalizzare. Sono però felice di poter vantare qualità che, vivendo, noto diradarsi sempre più nel genere umano: per lo meno, mi considero sincero, perseverante ed onesto, per quanto possibile, tra i pochi rimasti. E vi prego, non continuiamo a mentire a noi stessi giustificando ogni delusione con la classica espressione: «Cosa vuoi farci? Siamo in Italia». Non è così che funziona, soprattutto per chi, con me e come me, vive questa circostanza. Questa è solo la (falsa ed inefficace) consolazione di chi si rassegna, la consolazione di chi, arrendendosi, si convince di non poter aspirare a tanto. Ebbene, sappi, tu che sei stato responsabile dell’esito del mio deludente (relativamente all’obiettivo che mi ero prefissato) traguardo, che non sarà facile farmi cambiare idea; sappi che, nonostante tu abbia tentato di spezzare le mie convinzioni e tentato di imporre la (evidentemente poca, influenzata dagli ormai troppi pregiudizi) stima che hai di me su ogni altra certezza che mi appartiene, non ci riuscirai. Non mi arrenderò facilmente: sono abituato a lottare per ciò per cui vale realmente la pena. Ed è proprio la vanità dei miei sforzi, così come l’inefficacia dei valori che mi qualificano in comparazione con molti altri individui che considererei “vuoti”, la vera dimostrazione che, in realtà, ho commesso semplicemente un errore di valutazione: non era questa l’occasione per cui valeva la pena lottare veramente. Namasté. Amis comme avant.