Allora, vediamo di fare chiarezza su questa ‪#‎IceBucketChallenge‬:

C’è questo ragazzo, tale Pete Frates, ex campione di baseball universitario, che a 27 anni scopre di essere affetto dalla Sclerosi laterale amiotrofica (Google is your friend…).
Oggi Pete ha 29 anni, aspetta un bimbo dalla donna che ha scelto di sposarlo nonostante tutto.
Un giorno nota un “gioco” che inizia a girare su internet, che comporta lo sfidarsi a colpi di secchiate d’acqua gelida sulla testa senza un particolare motivo. Con un amico decide che sarebbe più utile abbinarlo alla promozione della ricerca contro la malattia che lo affligge. E’ tormentone.

Ora, è scontato che meglio del tirarsi semplicemente una secchiata d’acqua in testa sia donare monete sonanti. Come sarebbe altresì meglio vendere il costoso cellulare che stringi ora fra le mani e donare tutto il ricavato al tuo vicino bisognoso. O regalare la tua automobile al senzatetto che incroci ogni giorno in stazione. O donare la tua casa ai rifugiati politici.
Ma questa è un’altra storia.

Quello che deve interessarci per davvero, credo, è cosa abbia scatenato questo fenomeno diventato in breve tempo virale. Lasciamo parlare i numeri:
– la ALS Association, al 23 Agosto 2014, ha raccolto 62,5 milioni di dollari, circa 26 volte quanto raccolto nello stesso periodo dell’anno scorso (2,4 mln di $) – (Fonte: http://www.alsa.org/news/media/press-releases/ice-bucket-challenge-082314.html );
– Project ALS dichiara di avere raccolto una somma pari a 50 volte il normale (Fonte:http://www.forbes.com/sites/matthewherper/2014/08/19/think-the-ice-bucket-challenge-is-stupid-youre-wrong/ );
– ALS TDI rivela di avere ricevuto dall’inizio di Agosto 10 volte più donazioni del normale (Fonte: vedi precedente).

Senza annoiarci ulteriormente con le statistiche appare chiaro come, la semplice trovata di un ragazzo meno fortunato di noi, sia riuscita nel non semplice intento di: portare all’attenzione pubblica una malattia terribile e sconosciuta a molti come la SLA (e dubito che molti fra noi fossero un’autorità in materia fino a un paio di settimane fa, sottoscritto compreso), sensibilizzare gli utenti sull’argomento e invitarli a spargere la voce, spronare alla donazione a favore di associazioni che combattono questa o addirittura tutt’altre malattie e sindromi.
Tutto grazie ad un “giochino” di per se stupido.
La cosa fantastica è che puoi anche farlo in maniera completamente disinteressata, solo per farti due risate, senza neanche sapere per cosa stia l’acronimo ALS e senza sborsare un solo centesimo. Stai comunque collaborando alla promozione di qualcosa di bello.
Internet può essere un posto meraviglioso, se lo vogliamo.